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                                                    1933: MANIFESTO DELLA PITTURA MURALE

 

Il Manifesto, redatto da Mario Sironi con le sottoscrizioni di Campigli, Carrà e Funi, fu pubblicato nel dicembre 1933.

Dopo aver fatto diverse considerazioni sul ruolo dello Stato e dell'arte Fascista ( che secondo l'idea dei sottoscrittori doveva produrre l'etica del tempo ed avere una funzione educatrice), Sironi afferma:

" La concezione individualista dell'arte per l'arte è superata. Deriva di qui una profonda incompatibilità tra i fini che l'arte fascista si propone e, tutte quelle forme d'arte che nascono dall'arbitrio, dalla singolarizzazione, dall'estetica particolare di un gruppo, di un cenacolo di un'accademia. La grande inquietudine che turba tuttora l'arte europea, è il prodotto di epoche spirituali in decomposizione. La pittura moderna, dopo anni e anni di esercitazioni tecnicistiche e di minuziose introspezioni dei fenomeni naturalistici di origine nordica, sente oggi il bisogno di una sintesi spirituale superiore.

-omissis-

" La pittura murale è pittura sociale per eccellenza. Essa opera sull'immaginazione popolare più direttamente di qualunque altra forma di pittura, e più direttamente ispira le arti minori.

L'attuale rifiorire della pittura murale, e soprattutto dell'affresco, facilita l'impostazione del problema dell'arte fascista. Infatti: sia la pratica destinazione della pittura murale ( edifici pubblici, luoghi comunque che hanno una civica funzione), siano le leggi che la governano, sia il prevalere in essa dell'elemento stilistico su quello emozionale, sia la sua intima associazione con l'architettura, vietano all'artista di cedere all'improvvisazione e ai facili vituosismi. Lo costringono invece a temprarsi in quella esecuzione decisa e virile, che la tecnica stessa della pittura murale richiede: lo costringono a maturare la propria invenzione e a organizzarla compiutamente. Nessuna forma di pittura nella quale non predomini l'ordinamento e il rigore della composizione, nessuna forma di pittura " di genere" resistono alla prova delle grandi dimensioni e della tecnica murale;

Più che mediante il soggetto (concezione comunista), è mediante la suggestione dell'ambiente, mediante lo stile che l'arte riuscirà a dare una impronta nuova all'anima popolare.

Le questioni di " soggetto" sono di troppo facile soluzione per essere essenziali. La sola ortodossia politica del "soggetto" non basta: comodo ripiego dei falsi "contenutisti".

A ogni singolo artista poi, s'impone un problema di ordine morale. L'artista deve rinunciare a quell'egocentrismo che, ormai, non potrebbe che isterilire il suo spirito e diventare un artista " militante" cioè un artista che serve un'idea morale , e subordina la propria individualità all'opera collettiva.

Non si vuole propugnare con ciò un anonimato effettivo, che ripugna al temperamento italiano, ma un intimo senso di dedizione all'opera collettiva. Noi crediamo fermamente che l'artista deve ritornare a essere uomo tra gli uomini, come fu nelle epoche della nostra più alta civiltà.

Non si vuole propugnare tanto meno un ipotetico accordo sopra un'unica formula d'arte - il che risulterebbe praticamente impossibile - ma una precisa ed espressa volontà dell'artista di liberare l'arte sua dagli elementi soggettivi ed arbitrari, e da quella speciosa originalità che è voluta e rinutrita dalla sola vanità.

Noi crediamo che l'imposizione volontaria di una disciplina di mestiere, è utile a temprare i veri e autentici talenti. Le nostre grandi tradizioni di carattere prevalentemente decorativo, murale e stilistico, favoriscono potentemente la nascita di uno stile fascista. Tuttavia le affinità elettive con le grandi epoche del nostro passato, non possono che essere sentite se non da chi ha una profonda comprensione del nostro tempo.

La spiritualità del primo Rinascimento ci è più vicina del fasto dei grandi Veneziani. L'arte di Roma pagana e cristiana ci è più vicina di quella greca. Si è arrivati novamente alla pittura murale, in virtù dei principii estetici che sono maturati nello spirito italiano dalla guerra in qua. Non a caso ma per divinazione dei tempi, le più audaci ricerche dei pittori italiani si concentrano già da anni sulla tecnica murale e sui problemi di stile......................

 

 

Nota: per altre notizie sul momento storico  si rinvia anche al dossier Giunti edizioni.- Sironi ed il Novecento-

 

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