Concetti sull'arte di oggi


QUANDO IL FUOCO PUO' ESSERE IN ARTE L'ULTIMO ARTEFICE

"tra l'idea e l'opera c'è sempre una grande imperfezione"

Maria Cristina Carlini (*) parla della sua scultura


Mi chiedono spesso che cosa rappresenti per me esprimermi per cicli narrativi. Credo di poter rispondere che nel mio lavoro, e credo in tutti i lavori di un artista, la ricerca di quel qualcosa che è dentro di noi e che si vuole comunicare attraverso l'opera, non si esaurisce mai. Con la ricerca non si esaurisce mai il dubbio d'essere riusciti a trasmettere quel che si voleva esprimere.

Tra l'idea e l'opera c'è sempre una grande imperfezione, e se anche ci sono dei bellissimi momenti di pienezza e di soddisfazione poi sopraggiunge il dubbio e un senso di vanificazione di quello che si è fatto: non è alla fine quello che si ha dentro. E in questo contesto la materia, i materiali che io uso si trasformano nell'essenza.
 

Dalla terra, dal suo contatto, io non mi posso liberare. Io posso essere inquieta, agitata, ma quando tocco la terra i miei gesti si fanno calmi, lenti, ma soprattutto attenti perché la terra è viva è densa di significati e di storie. Diceva Hegel: l'arte è più reale del reale. E' un concetto di assoluta verità, perché l'arte possiede la involontaria memoria delle cose e del mondo, e nell'impasto della materia si interroga e abbraccia le nostre inquietudini.


una delle opere della Carlini, fonte sito artista , dir.ris.

Ogni opera ,in quanto simbolo, allegoria, assume su di sé la parvenza del vero. Nelle mie strutture- installazioni c'è il mio desiderio di evocare e di fare uscire i miei fantasmi che sono la mia realtà più intima. Questa possibilità di evocazione è molto importante per me perché coinvolge la nostra storia, la nostra cultura, e soprattutto la nostra memoria e quindi la nostra realtà.

Quando questo riesce, anche solo in parte, mi procura una grande pace e mi permette di fare ordine tra i miei fantasmi.
Quello che con fatica cerco in tutte le mie opere è di arrivare all'essenza, direi quasi al primitivo che è dentro di me, forse ai nostri giorni fin troppo dimenticato, ad una armonia perfetta , ed è per questo che l'obbiettivo mi sembra ancora lontano. Materia, corpo, forma; questa è la mia grammatica che si articola in rituali di impasto, cottura e colorazione . Prima c'è l'idea , poi viene la progettazione che richiede ogni volta degli accorgimenti diversi e una tecnica che si acquista solo attraverso l'esperienza e molto lavoro. Per esempio Africa mi ha richiesto mesi di lavoro e diversi tentativi falliti prima di riuscire ad avere il risultato che volevo. Anche per Stracci ho dovuto inventare diverse lavorazioni, prima di riuscire ad avere la leggerezza che desideravo. Alla fine del lavoro si deve attendere che il tutto si asciughi lentamente per evitare rotture e a volte l'attesa dura un mese o più. Da ultimo c'è il forno, il fuoco che può anche modificare l'opera. Per le opere grandi devo fare cotture che durano sei giorni in modo che la temperatura salga molto lentamente in quanto lo choc calorifero può danneggiare gravemente l'opera. L'apertura del forno è ancora oggi un'emozione anche se con il tempo sono riuscita ad accettare le modificazioni che il fuoco nelle opere grandi sempre provoca. Un grande ceramista inglese, Bernard Leach, giustamente diceva che il fuoco è l'ultimo artefice.

(*) Maria Cristina Carlini, di origini lombarde, dopo numerose esperienze in California ed in Belgio ha esposto le sue sculture e le sue installazioni in diverse località italiane. In ultimo presso i locali dell'Archivio di Stato (S.Ivo alla Sapienza, Torino e poi Roma Eur) ed a villa Pisani a Strà. Nel 2004 le è stato assegnato un prestigioso premio. Nel suo intervento la Carlini cita alcune dei suoi famosi cicli artistici. Un libro sulla sua attività artistica è edito da Skira. Sito : http://www.mariacristinacarlini.com/

 

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