MANIFESTO TECNICO DELLA SCULTURA FUTURISTA

La scultura, nei monumenti e nelle esposizioni di tutte le citta' d'Europa, offre uno spettacolo cosi' compassionevole di barbarie, di goffagine e di monotona imitazione, che il mio occhio futurista se ne ritrae con profondo disgusto !

Nella scultura d'ogni paese domina l'imitazione cieca e balorda delle formule ereditate dal passato, imitazione che viene incoraggiata dalla doppia vigliaccheria della tradizione e della facilita'.

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In tutte queste manifestazioni della scultura ed anche in quelle che hanno maggior soffio di audacia innovatrice si perpetua lo stesso equivoco: l'artista copia il nudo e studia la statua classica con l'ingenua convinzione di poter trovare uno stile che che corrisponda alla sensibilita' moderna senza uscire dalla tradizionale concezione della scultura

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Non vi puo' essere rinnovamento alcuno in un'arte se non viene rinnovata l'essenza, cioe' la visione e la concezione della linea e della masse che formano l'arabesco. Non e' solo riproducendo gli aspetti esteriori della vita contemporanea che l'arte diventa espressione del proprio tempo, e percio' la scultura come e' stata intesa fino ad oggi dagli artisti del secolo passato e del presente e' un mostruoso anacronismo!

La scultura non ha progredito, a causa della ristrettezza del campo assegnatole dal concetto accademico del nudo. Un'arte che ha bisogno di spogliare interamente un uomo o una donna per cominciare la sua funzione emotiva e' un'arte morta !

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In scultura come in pittura non si puo' rinnovare se non cercando lo stile del movimento, cioe' rendendo sistematico e definitivo come sintesi quello che l'impressionismo ha dato come frammentario, accidentale, quindi analitico.

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CONCLUSIONI

1. Proclamare che la scultura si prefigge la ricostruzione astratta dei piani e dei volumi che determinano le forme, non il loro valore figurativo.

2. Abolire in scultura, come in qualsiasi altra arte, il sublime tradizionale dei soggetti;

3. Negare alla scultura qualsiasi scopo di ricostruzione episodica veristica, ma affermare la necessita' assoluta di servirsi di tutte le realta' per tornare agli elementi essenziali della sensibilita' plastica. Quindi percependo i corpi e le loro parti come zone plastiche, avremo una composizione scultoria futurista, piani di legno o di metallo, immobili o meccanicamente mobili , per un oggetto, forme sferiche pelose per i capelli, semicerchi di vetro per un vaso, fili di ferro e reticolati per un piano atmosferico, ecc.ecc.

4. Distruggere la nobilta' tutta letteraria e tradizionale del marmo e del bronzo. Negare l'esclusivita' di una materia per la intera costruzione d'un insieme scultorio. Affermare che anche venti materie diverse possono concorrere in una sola opera allo scopo dell'emozione plastica. Ne enumeriamo alcune: vetro, legno, cartone, ferro, cemento, crine, cuoio, stoffa, specchi, luce elettrica ecc.ecc.

5. Proclamare che nell'intersecazione dei piani di un libro con gli angoli d'una tavola, nelle rette di un fiammifero, nel telaio di una finestra, v'e' piu' verita' che in tutti i grovigli di muscoli, in tutti i seni e in tutte le natiche di eroi e di veneri che ispirano la moderna idiozia scultoria.

6. Che solo una modernissima scelta di soggetti potra' portare alla scoperta di nuove idee plastiche.

7. Che la linea retta e' il solo mezzo che possa condurre alla verginita' primitiva di una nuova costruzione architettonica delle masse o zone scultorie.

8. Che non vi puo' essere rinnovamento se non attraverso la scultura d'ambiente perche' con essa la plastica si sviluppera', prolungandosi nello spazio per modellarlo. Quindi da oggi anche la creta potra' modellare l'atmosfera che circonda le cose.

9. La cosa che si crea non e' che il ponte tra l'infinito plastico esteriore e l'infinito plastico interiore, quindi gli oggetti non finiscono mai e si intersecano con infinite combinazioni di simpatia e urti di avversione.

10. Bisogna distruggere il nudo sistematico; il concetto tradizionale della statua e del monumento !

11. Rifiutare coraggiosamente qualsiasi lavoro, a qualsiasi prezzo, che non abbia in se' una pura costruzione di elementi plastici completamente rinnovati.

Milano, aprile 1912,direzione movimento futurista (Boccioni)

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