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Estasi di Santa Teresa, (1647-1651), marmo e bronzo dorato, Roma, Santa Maria della Vittoria, Cappella Cornaro

Considerato uno dei capolavori della statuaria barocca, l'opera raffigura la Transverberazione di Santa Teresa, realizzata per la Cappella Cornaro da Gianlorenzo Bernini (1598-1680), su commissione del cardinal Federico Cornaro.

Nella composizione il corpo della santa appare completamente esamine, abbandonato su di un masso a forma di nuvola, con il volto dolcissimo, occhi socchiusi rivolti al cielo e labbra aperte, mentre un cherubino sorridente, con in mano un dardo dorato, scosta le vesti della santa, pronto a colpirla al cuore.
Sul piano iconografico, il gruppo statuario prende spunto da un celebre passo dell'autobiografia della santa, Libro de su vida, in cui è descritta una delle numerose esperienze mistiche:

"Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l'angelo estrasse la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio".

La raffigurazione delle esperienze spirituali dei santi e delle visioni del divino, rappresenta uno dei soggetti più cari all'arte barocca e il tema dell'estasi, di altissima implicazione devozionale, era stato oggetto, fin dalla canonizzazione della stessa Teresa, avvenuta nel 1622, di una vasta letteratura agiografica: la santa spagnola era nota per le sue particolari esperienze spirituali attraverso le quali raggiungeva l'unione mistica con Cristo.
Bernini traduce il carattere visionario e sacro del motivo nell'evidenza di una passionalità " reale", giocando con i corpi che quasi sospesi nell'aria e nella luce sembrano fluttuare emergendo dalla penombra, in un'interpretazione dell'estasi come di un turbamento che sconvolge lo spirito e la carne insieme.
Come in una quinta teatrale, la luce è protagonista di sorprendenti effetti scenografici. Dietro il gruppo scultoreo, Bernini, infatti, realizza una piccola abside emiciclica che fuoriesce dal perimetro della chiesa, aprendo una finestra in sommità, invisibile a chi osserva la cappella; in questo modo la luce può colpire direttamente il gruppo scultoreo.
Tuttavia, la composizione va letta quale punto focale di un'insieme complesso costituito dall'intera cappella, dove il genio barocco rende manifesto il concetto del "bel composto", ossia dell'unità tematica e visiva tra architettura, scultura, pittura e decorazione.
La genialità compositiva del Bernini risponde pienamente al significato teologico in parte dovuto ai suggerimenti del nobile veneziano: la dedica alla santa riformatrice dell'ordine carmelitano, si associa la celebrazione della famiglia Corner -i sette cardinali compreso Federico- e il doge Giovanni che lì trovano sepoltura. Questi ultimi, defunti da tempo, sono qui rappresentati come viventi in colloquio tra loro, affacciati da "coretti/palchi", oltre i quali è possibile scorgere maestose architetture in prospettiva convergente verso l'altare della cappella.
In questo modo Bernini crea spazi fittizi che dilatano lo spazio reale. Il gioco illusionistico tra reale/irreale coinvolge tutte le categorie: luogo, spazio, tempo umano e tempo divino.
La presenza dei Cornaro, quali testimoni dell'evento mistico che si compie sull'altare entro una nicchia ovale racchiusa dall'andamento convesso delle colonne binate e del timpano -idea dell'altare tabernacolo - sottolinea quella di un altro spazio, quello del miracolo, che prende luce dal piccolo vano finestrato all'esterno della cappella, evidenziato dalla raggiera dorata del gruppo scolpito. Chiude la cappella la volta con stucchi con scene di vita della santa e la gloria degli angeli dipinta.
Ecco che la storia si chiarisce: il momento dell'estasi, della morte per amore della santa, allusiva del sacrificio eucaristico, si sublima nella gloria celeste, in quella visione verso la quale tendono anche gli scheletri dei morti raffigurati come risorgenti nei tondi di marmi commessi del pavimento.
II visitatore, entrando nella cappella, si trova così ad essere nella posizione e nel ruolo privilegiato di uno spettatore in platea: l'evento privatissimo dell'estasi della santa diviene in questo modo evento pubblico.
In ultima analisi, il risultato voluto da Bernini è quello di una fusione tra spazio architettonico e gruppo plastico in un'unità sostanzialmente pittorica, realizzata attraverso gli effetti di luce e i contrasti cromatici. Intensamente pittorico è, del resto, anche il trattamento del marmo stesso che, nel gioco tumultuoso del panneggio delle vesti, crea un effetto ininterrotto di passaggi luce/ombra, puntando al massimo coinvolgimento dello spettatore.
Pur ricordando la consumata esperienza di Bernini quale scenografo e autore di macchine teatrali, è bene sottolineare che la "teatralità" della coltissima arte berniniana non è mero "artificio", ma calza perfettamente nei contenuti religiosi in quell'esigenza di persuasione (concordante con il significato che al teatro dettero i gesuiti) espressa in un sistema linguistico che fonde indistintamente tutte le tecniche artistiche in una visione integrale e totalitaria dell'Arte. In quest'opera della maturità Gianlorenzo Bernini riesce a raggiungere efficacemente uno degli obiettivi di fondo della sua di ricerca: attuare attraverso l'integrazione delle arti una nuova sintesi lirica di visione ed emozione.
Solo aprendosi volontariamente a Dio l'uomo supera definitivamente i suoi limiti umani, e giunge là dove, i pur degni sforzi umani non riuscirebbero a portarlo.

Maria Rita Ursitti (diritti di riproduzione ecc dell'autrice)

foto di Alpy

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