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IL MAUSOLEO DI RUGGIERO SANSEVERINO E LA CHIESA DEI SANTI FILIPPO E GIACOMO(1)

 NEL COMPLESSO MONUMENTALE DI SAN GIOVANNI A CARBONARA IN NAPOLI.


In cima alla duplice scalinata costruita da Ferdinando Sanfelice nel corso del XVIII secolo, serrato tra le sovrastrutture architettoniche barocche e due massicci contrafforti, sorge imponente il prospetto della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, popolarmente nota come “cappella di Santa Monica”.

Benché la documentazione pervenutaci non vada oltre la metà del Cinquecento, tanto l’architettura della “cappella” quanto lo stile dei monumenti in essa contenuti ne denunciano chiaramente l’origine tardo – gotica. Fondatore della chiesa fu un Sanseverino, che sposò una esponente dei Ruffo, come indicato dagli stemmi delle due famiglie raffigurati sugli stipiti del portale d’ingresso e ai piedi del tabernacolo che sovrasta la tomba di Ruggiero Sanseverino.

Studiando la genealogia della famiglia Sanseverino, si può agevolmente constatare che solo due membri di tale famiglia sposarono donne appartenenti alla casata dei Ruffo: uno di questi fu proprio quel Ruggiero Sanseverino – conte di Tricarico – sepolto all’interno della chiesa, che prese in moglie Covella Ruffo, contessa di Corigliano.

Ruggiero Sanseverino morì nel 1433, anno in cui Andrea da Firenze (2) era ancora impegnato nella realizzazione del mausoleo di Ladislao D’Angiò – Durazzo, collocato nell’adiacente chiesa di San Giovanni a Carbonara. Di grande rilievo è il portale ogivale in marmo bianco che impreziosisce la facciata, eseguito, con ogni probabilità, da un seguace, forse un allievo, di Andrea da Firenze, che ne replica lo stile fissandolo, in particolare nelle statuine, in un linguaggio formale sovraccarico di stilemi e schemi compositivi ancora pienamente trecenteschi.

Gli scudi dei Sanseverino e dei Ruffo compaiono, rispettivamente a sinistra e a destra, per ben due volte, alla base degli stipiti e dell’archivolto ogivale. Racchiuse in nicchie, compaiono a sinistra Sant’Agata, Santa Caterina e Santa Barbara; a destra Sant’Anastasia, Santa Apollonia e Sant’Orsola. Nei pinnacoli che sormontano gli stipiti compaiono a sinistra l’Arcangelo Gabriele e, a destra, la Beata Vergine Annunciata. L’intera ornamentazione culmina nel timpano triangolare, con la raffigurazione di Cristo in un clipeo sorretto da angeli, con un libro aperto nella mano sinistra e la destra benedicente, e con le statuine di San Giovanni Battista, di Sant’Agostino e della Beata Vergine Maria, posizionate ciascuna sugli stipiti e sul colmo del timpano, sostenute da dadi ornati con fioroni. La pianta della chiesa è rettangolare e si compone di due campate, coperte da volte a crociera archiacuta, separate trasversalmente da un arco ogivale, chiuse sul fondo da una parete absidale rettilinea.

foto del mausoleo fornita dall'autore articolo

Il monumento di maggior interesse, ubicato all’interno della chiesa, è il mausoleo sepolcrale di Ruggiero Sanseverino, opera di quell’Andrea da Firenze la cui firma compare nella scritta OPVS ANDREAE DE FLORENTIA.

Il monumento consta di una cassa sepolcrale sorretta dalle personificazioni femminili delle tre Virtù Teologali, e cioè la Speranza, la Fede e la Carità, con fronte principale ornata da cinque nicchie con statue (quella centrale, più larga delle altre, accoglie la rappresentazione scultorea della Madonna col Bambino tra due angeli, mentre in quelle laterali vi sono rappresentati, da sinistra verso destra, San Giovanni Battista, Santa Caterina, San Giovanni Evangelista e Santa Lucia), ed è coperta da un baldacchino con angeli reggi – cortina posti agli angoli, con il defunto raffigurato giacente in posizione supina.

Sovrasta il baldacchino un Cristo crocifisso con la Madonna e San Giovanni Evangelista. La cassa sepolcrale è “protetta” da un tabernacolo poggiante su quattro pilastri (le cui basi recano, ancora una volta, sulla parte frontale, gli scudi delle famiglie Sanseverino e Ruffo) ornati da sedici nicchie contenenti altrettante statuine raffiguranti gli Apostoli, con la sola eccezione di Giovanni, sostituito dal Profeta Daniele, Mosè, Elia, l’Arcangelo Gabriele e la Vergine. La decorazione culmina con la raffigurazione, nel timpano triangolare, di Cristo che, inserito in una mandorla sorretta da due angeli, benedice con la mano destra.

L’analisi del monumento rivela, comunque, una dicotomia: mentre nei particolari decorativi e nelle figure emerge chiaramente l’inflessione di un linguaggio stilistico fortemente improntato alle innovazioni che l’arte rinascimentale, e fiorentina in particolare, aveva conseguito nel primo quarantennio del Quattrocento, lo schema architettonico del mausoleo rientra a pieno titolo in quella tipologia tradizionale diffusa a Napoli da Tino da Camaino e dai suoi seguaci, che contraddistinse tutta la scultura sepolcrale napoletana del Trecento e dei primi anni del Quattrocento. Tale dicotomia risulta più evidente dall’analisi delle parti ornamentali. Nell’esecuzione del sepolcro, Andrea da Firenze dovette, forse, attenersi alle disposizioni impartitegli dai committenti.

L’ornamentazione, e i particolari figurativi, tradiscono lo stretto legame con le novità introdotte nel campo della scultura dagli artisti toscani : si vedano, ad esempio, nel tabernacolo, l’uso dell’arco a tutto sesto anziché ogivale; la presenza, nei pilastri e sulla fronte principale del sarcofago, delle nicchie al posto delle usuali edicole, così come la raffinata volumetria delle statue. La Crocefissione posta al di sopra del baldacchino, caratterizzata da uno stile più scadente e retrogrado, è, verosimilmente, opera di un allievo di Andrea, cui si deve quello stesso linguaggio espressivo, sovraccarico di stilemi trecenteschi, che caratterizza i rilievi scultorei del portale d’accesso.

articolo di Paolo Gravina (diritti d'autore e riproduzione riservati )

 

NOTE:

1) Si tratta di un monumento poco analizzato dagli studiosi, soprattutto nell’ultimo cinquantennio, in quanto di difficile accesso.

2) Ultimamente identificato, da una parte della critica, in Andrea Guardi, allievo di Iacopo della Quercia, la cui presenza a Napoli è documentata fino al 1440. Fu probabilmente attivo anche nella realizzazione del monumento sepolcrale di Sergianni Caracciolo nella cappella Caracciolo del Sole, addossata alla parete rettilinea dell’abside di San Giovanni a Carbonara. Si veda al riguardo quanto scritto in Napoli sacra, Guida alle chiese della città, coordinamento scientifico di Nicola Spinosa; a cura di Gemma Cautela, Leonardo Di Mauro, Renato Ruotolo, Napoli 1993 -1997, 15 fascicoli .

Annotazione della redazione: il museo diocesano di Piombino è dedicato ad Andrea Guardi.

 

 

 

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