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Intervento

Giovanni Paolo Cardone: manierista abruzzese
 

Giovanni Paolo Cardone è attivo a L'Aquila nella seconda metà del '500 (1569-1586). Le opere firmate e datate non sono molte e risulta ancora difficoltoso ricostruire il suo percorso artistico. Elogiato dagli storici nelle cronache del tempo, viene sottovalutato dalla critica moderna che al suo nome affianca sempre quello del suo maestro Pompeo Cesura (L'Aquila 1520-1571, che a Roma entra in contatto con Francesco Salviati, Perin Del Vaga e Daniele da Volterra). link su opera del Cesura

Leone De Castris nel delineare la personalità di Cardone parla di un artista nato "dalla fantasiosa e manierata cultura romana del Maestro, certo incline al monumentale, doveva finire per estrarre una sua propria formula, alquanto provinciale e banalizzata, tendente a gigantismi e sproporzioni di sapore grottesco." (*1)
Pur riconoscendo nella produzione artistica di Cardone dei limiti rispetto al maestro Pompeo Cesura, bisogna comunque restituire al pittore aquilano una valutazione più adeguata.
Dopo una prima formazione presso la "scuola pittorica" aquilana , fondata dal Cesura agli inizi degli anni sessanta del Cinquecento, Cardone risente degli influssi della pittura controriformata che si diffondeva da Napoli verso la provincia, ad opera soprattutto della "colonia" Fiamminga che si era impiantata nella città. Nelle sue opere si riconosce l'impronta di tutto questo: carattere peculiare del suo stile è la capacità di combinare in maniera equilibrata un tipo di pittura devozionale, imposta dai rigidi dettami post conciliari e mediata dai fiamminghi, con i modi eleganti e raffinati dei maestri romani importati dal Cesura. Si riconoscono in Cardone le capacità di creare una pittura equilibrata e rigorosa, fluida e gradevole, qualità stilistiche che fanno di questo pittore il simbolo del tardo manierismo abruzzese.

LE OPERE

Presso il Museo Nazionale d'Abruzzo sono ospitate le opere che illustrano la produzione di Cardone a L'Aquila: l'Annunciazione di San Silvestro (seconda metà XVI sec., sportelli per organo dipinti su due parti.); il Gonfalone della città di L'Aquila (1579); l'Annunciazione di Santa Maria del Soccorso (seconda metà XVI sec.); la Resurrezione di San Pietro a Coppito (1574); la Madonna in trono con il Bambino, S. Giuseppe, S. Francesco d'Assisi e S. Giovanni di San Giacomo di Gignano (seconda metà XVI sec., vedasi link opera).

Altre tele attribuite alla mano di Cardone invece, campeggiano ancora nel loro luogo originario: San Michele Arcangelo nella chiesa di San Francesco di Paola a L'Aquila; La Natività di Gesù nella chiesa di Santa Giusta a L'Aquila (seconda metà XVI sec.); la Vergine del Rosario in Santa Maria Del Colle a Pescocostanzo (1580); la Vergine del Rosario  a Fossa (1583).

Ci sono inoltre altre opere che per la mancanza di fonti documentarie possono ritenersi di attribuzione "incerta", in quanto si riconoscono elementi che caratterizzano lo stile della "scuola pittorica" aquilana, ma è difficile distinguere quanta parte di lavoro appartenga effettivamente a Cardone e quanta ad eventuali collaboratori. L'unica cosa che si può affermare con certezza è che gli autori di questi lavori sono stati sicuramente alcuni allievi di Pompeo Cesura. Stiamo parlando di dipinti ad affresco di diversi edifici aquilani: i Santi Protettori dell'Aquila nella cappella della torre civica (seconda metà XVI sec.); gli affreschi del Coro presso il Monastero della Beata Antonia (1586); la Cena e La Lavanda dei piedi (seconda metà XVI sec.), nella "Sala Bernardiniana" presso il convento di San Bernardino; e infine le Decorazioni dei soffitti lignei a Palazzo Fibbioni (seconda metà XVI sec.).
 

Giovanni Paolo Cardone e il tema iconografico della Vergine del Rosario.
Pescocostanzo, Fossa e San Panfilo d'Ocre

La chiesa Collegiata dell'Assunta, oggi basilica, dedicata a S. Maria del Colle, è il monumento più insigne di Pescocostanzo (AQ) per patrimonio d'arte e ricchezza d'arredi; manufatti pescolani si accostano a opere di pregio, testimonianze del soggiorno di artisti affermati che lavorano per soddisfare la committenza del luogo.Tra le tele cinquecentesche, particolare rilievo assume la pala collocata su uno degli altari della Cappella del SS. Sacramento, raffigurante la "Vergine del Rosario con Bambino e Santi" firmata e datata: Paulus Cardonus Aquilanus F.1580. Il dipinto, strutturato a due livelli studiatamente scalati nell'intento di dare ordine e profondità alla scena, presenta nella parte superiore la Vergine e il Bambino contornati da quattro puttini che sorreggono i simboli del Rosario; mentre la parte bassa della composizione appare gremita da una folla di religiosi e laici inginocchiati in atteggiamento di contemplazione con lo sguardo verso la Vergine. In primo piano si distinguono San Domenico e Santa Caterina da Siena con alle spalle, la schiera dei protagonisti di Lepanto che si aprono a "V" verso il gruppo della Vergine con il Bambino.

Si individua il tema iconografico del "Rosario", fissato nella forma tradizionale con l'istituzione della festa del Rosario, voluta da Paolo V per ricordare la vittoria di Lepanto; il soggetto subì una sorta di standardizzazione, (*2) soprattutto nella pittura napoletana di fine cinquecento ad opera principalmente di pittori di provenienza fiamminga come Teodoro D'Errico e della scuola dei Lama.

"Il vetusto culto per la Vergine del Rosario nell'Aquila, […]si affermò con fervore esultante dopo la strepitosa vittoria riportata a Lepanto dalla Cristianità contro la mezzaluna, specie nel nostro Abruzzo[…]. L'arte regionale fino allo scorcio del sec. XVI doveva rispecchiare tale infervorato culto e favorirne la diffusione e gli artisti, ch'erano in numero limitato, dovevano gareggiare per soddisfare le commissioni delle numerose chiese e confraternite, per cui non poterono non specializzarsi e perfezionarsi nella trattazione del soggetto" (*3).

La Madonna di Pescocostanzo può ritenersi emblema dell'abilità di Cardone nell'interpretare le tematiche religiose post tridentine, con un linguaggio chiaro, elegante ed espressivo. Non c'è alcun accenno al movimento fisico: i panneggi, sia quelli più leggeri, minuziosamente riportati in piccole pieghe, sia quelli più pesanti, che rigonfi avvolgono i personaggi, appaiono bloccati. Sono assenti bruschi slanci emotivi: il sentimento religioso è vissuto con una devozione quieta e osservante. In quest'atmosfera nitida e ferma si diffonde una luce quasi soprannaturale che tocca gamme cromatiche tenui e ben accordate tra loro. Nei quindici quadretti con le storie dei "Misteri" che fanno da corona alla scena centrale, si avverte un'atmosfera diversa, determinata dalla struttura narrativa delle vignette: la composizione è caratterizzata da varietà e movimento. Anche se Cardone tenderà a rimanere legato a quella religiosità convenzionale e a quella eleganza stilistica, che finiranno per togliere ogni vigore espressionistico alla sua produzione, tuttavia in alcune sue opere si nota una maggiore ricerca di movimento e di caratterizzazione psicologica.


Cardone: Madonna Rosario, Fossa, foto am.le

Ciò si percepisce nei "quadretti" ma anche nella pala della Resurrezione di San Pietro a Coppito (L'Aquila, Museo Nazionale D'Abruzzo): personaggi atterriti e sconvolti dalla visione del Cristo, cercano disperatamente riparo nell'oscurità. Sono pochi gli storici locali che fanno menzione della Madonna del Rosario di Pescocostanzo. La loro attenzione è invece focalizzata su due dipinti di analogo soggetto: una tela e un affresco collocati rispettivamente a Fossa ( foto ) e nella chiesa di San Panfilo D'Ocre ** , affascinanti paesini della provincia aquilana. Secondo il Sabatini sono entrambi copie, sia pure con alcune varianti, del dipinto pescolano, "creazione senz'altro più completa ed immediata" (*4). La versione su tela del "Rosario" ospitata dalla chiesa di Fossa, è collocata come pala nell'ampio altare della parete di destra, e riporta in basso a sinistra firma e data: I. PAUL' CARDON' AQL' .F. 1583. (Paulus Cardonus Aquilanus fecit).

Per le affinità iconografiche, Leosini (1848), Bindi (1883) e Rivera (1924) reputano la tela di Fossa replica dell'affresco di san Panfilo ad Ocre; mentre solo apparentemente presenta dei rimandi all'iconografia classica della " Madonna del Rosario". Nei personaggi in primo piano dell'affresco, non si riconoscono le caratteristiche dei due santi domenicani (S.Caterina e S.Domenico) e sono peraltro di incerta identificazione; sono assenti i comprimari della battaglia di Lepanto legati al culto del Rosario, sostituiti da tre figure che fanno capolino dalle spalle dei santi. Anche l'ordine delle vignette che girano intorno all'episodio centrale non corrisponde alla versione di Fossa né tanto meno a quella di Pescocostanzo dove i quadretti seguono la successione canonica dei tre Misteri, rigorosamente rispettata nei Rosari napoletani. La tradizione locale ha voluto attribuire quest'opera a Cardone per i rimandi alla posa ieratica della Vergine nelle versioni pescolana e fossana, senza valutare però lo scarto stilistico sia nel disegno che nel colore. Per questi motivi l'affresco di Ocre può essere designato come una Vergine in Gloria con Santi, da collocarsi in un'epoca successiva a quella di Cardone.

Monica D'Eugenio (diritti di riproduzione dell'autrice )


Note
(*1) De Castris P.L. , La pittura in Italia: il Cinquecento a cura di Giuliano Briganti, Milano 1988,.
(*2) Santangelo E. , Castelli e tesori d'arte della Media Valle dell'Aterno : Fossa, Ocre, San Demetrio ne' Vestini, Sant'Eusanio Forconese, Villa Sant'Angelo, Pescara 2002.
(*3) Rivera L. , Raffaello e varie memorie attinenti all'Abruzzo e a Roma : con una tavola illustrata e con documenti inediti del 17. sec , L'Aquila 1924 .
(*4) Pescocostanzo : città d'arte sugli Appennini a cura di Francesco Sabatini ; testi di Ferdinando Bologna , Pescara 1991.
Bibliografia
Angelini A. , Pompeo Cesura tra Roma e L'Aquila in "Prospettiva", Siena 2000, n.98/99.
Durigon R. , Guida alle collezioni d'arte del Museo nazionale d'Abruzzo : castello cinquecentesco, l'Aquila, Cerchio 1995.
Leosini A. , Monumenti storici artistici della città di L'Aquila e suoi contorni, L'Aquila 1848.
Zeri F. , Pittura e controriforma : l'"arte senza tempo" , Torino 1970.

nota redazionale: altro allievo di Pompeo Cesura fu Giuseppe Valeriano che lavorò molto per l'ordine gesuita (per il cinquecento in Abruzzo vedasi anche la sezione a cura di Giovan Battista Benedicenti in Pittura Murale in Italia (il 500) ed Gruppo SanPaolo,1997)

link esterni altre opere di Cardone presso il Museo Nazionale d'Abruzzo

Annunciazione

La Resurrezione

 

 

 

 

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