sommario saggi

 

Intervento

Leonardo da Vinci urbanista


foto © Pulakysz  -fotolia

 

la città ideale

la città ideale (articolo) Urbino ed i Montefeltro

In seguito alla peste che tra il 1484 e il 1485 colpì Milano riducendo la sua popolazione di circa un terzo, il duca Ludovico Sforza incaricò Leonardo di presentare un programma di rinnovamento urbanistico della città. Se dunque la causa scatenante del progetto di risistemazione della capitale del Ducato Sforzesco va rinvenuta negli effetti della terribile pestilenza, che aveva posto con urgenza la necessità di un miglioramento delle condizioni igieniche e di una razionalizzazione dello sfruttamento delle risorse idriche, va però detto che l’attività urbanistica di Leonardo si inserisce in un contesto più generale che vede come protagoniste le maggiori città italiane dell’epoca. Nel corso del XV secolo assistiamo infatti per certi versi ad un processo di rifeudalizzazione che comporta l’insediamento, nei principali centri civici della penisola come Firenze, Milano, Napoli e Roma, di importanti corti che promuovono interventi di riordinamento dello spazio urbano che le ospita.


Milano antica, loggia degli Osii- piazza dei Mercanti
costruita nel 1316 per ordine di Matteo Visconti, foto © LittleSteven65 - Fotolia.com

Tali operazioni mirano a rendere perfetto il luogo entro cui abita, si muove, lavora e opera l’uomo nuovo del Rinascimento, artefice del proprio destino e principale motore dell’attività economica, politica, sociale e culturale, alla luce di una concezione che intravede una serie di corrispondenze tra macro e microcosmo, tra individuo e universo, quindi tra l’uomo e lo spazio in cui vive, cioè la città. Questa concezione, che trova giustificazione nella nuova visione antropocentrica, vede l’essere umano come specchio dell’armonia che pervade tutto l’universo creato da Dio ed è ben esplicata dall’uomo di Vitruvio riprodotto da Leonardo e da alcuni suoi contemporanei, come Francesco di Giorgio, Cesare Cesariano e Fra Giocondo. Vitruvio infatti aveva illustrato come un uomo dalle proporzioni armoniose, con braccia e gambe allargate, si inscrivesse nelle due figure perfette del cerchio e del quadrato, in base alle quali si riteneva fosse stato ordinato l’intero universo.

Nel Rinascimento la rimessa in luce dell’interpretazione matematica greca di Dio e del mondo si unisce alla convinzione che l’uomo, fatto a immagine e somiglianza del Creatore, racchiuda in se’ le armonie dell’universo, con cui si trova in un rapporto di stretta corrispondenza !
Alla luce di ciò risulta agevole comprendere come, cambiando la concezione dell’uomo, cambi anche quella del luogo in cui l’uomo vive, ovvero la città, protagonista di interventi che mirano alla riqualificazione dei suoi spazi in vista di un maggior decoro e funzionalizzazione degli stessi e oggetto di un interesse sempre maggiore da parte di trattatisti e illustratori.

Si diffondono così gli atlanti di città, corredati da immagini che mirano ad identificare i singoli centri urbani, dei quali sono forniti dei veri e propri ritratti; assistiamo ad un costante perfezionamento dei sistemi di rilevamento topografico   -grazie anche all’invenzione della prospettiva pittorica lineare-,  utilizzati dagli artisti per rispondere alle esigenze militari e difensive dei signori.

L’ anelito alla razionalità, aspetto tipico del Rinascimento, fa sì che la città venga ora intesa come oggetto progettabile (3): l’urbanistica, al pari dell’architettura, cessa da questo momento di essere considerata come operazione empirica e acquista dignità di scienza che si configura primariamente nella fase teorica, di elaborazione progettuale.

Nelle capitali italiane ed europee vengono promossi interventi che vedono la costruzione di ponti e dighe per il miglioramento dei trasporti e la razionalizzazione dello sfruttamento delle risorse idriche; l’allargamento e la regolarizzazione delle strade, definite secondo maglie viarie ortogonali che seguono un andamento a scacchiera e che rispondono ad esigenze di decoro e di controllo (una strada larga e rettilinea difficilmente consente la costruzione di barricate, al contrario delle strette e tortuose stradine medievali); si procede alla pavimentazione delle piazze, fulcro del vivere civile; all’ampliamento della cerchia muraria difensiva, che viene adattata alle nuove tecniche di guerra affermatesi in seguito all’introduzione delle armi da fuoco; alla ristrutturazione del palazzo che ospita i detentori del potere (comune o principe); alla riqualificazione del sito occupato dalla cattedrale; alla costruzione di edifici pubblici quali ospedali, conventi e carceri: tutti interventi che mirano al miglioramento e ad una razionalizzazione dello spazio che ospita la vita comune.

Questi stessi obiettivi muovono Leonardo nei suoi studi di riqualificazione della città di Milano, che egli intende rendere più bella e di dimensione adeguata per rispondere ai disastrosi effetti della densità edilizia.

Il piano di Leonardo per l’ampliamento urbanistico di Milano, come ha dimostrato Carlo Pedretti, uno dei maggiori studiosi della multiforme opera dell’artista, si fonda sulla realizzazione di un nuovo quartiere, per cui risulta indispensabile la conoscenza del tessuto urbano preesistente, compiuta attraverso uno studio topografico diretto , sul modello della pianta di Imola, realizzata però nel 1502 per Cesare Borgia. Che Leonardo avesse realizzato una mappa topografica della città ambrosiana è peraltro provato da un promemoria contenuto nel fol. 225r-b del Codice Atlantico, databile al 1490, che recita:
...
Misura di Milano e borghi.
Libro che tratta di Milano e sue chiese
Che ha l’ultimo cartolaio inverso il Cordusio.
Misure della Corte Vecchia.
Misure del Castello.
...
Della misura di San Lorenzo.

E, in seguito,

Ritrai Milano
Misura di navilio, conche e sostegni,
e barche maggiori e spesa.
Milano in fondamento .

Il fol. 65v-b del Codice Atlantico, databile, in base a considerazioni stilistiche, al 1492-93, contiene l’abbozzo del progetto di espansione di Milano, con un’articolazione geometrica di portici e loggiati . Leonardo ci propone qui un modello di città delimitata da due cerchi concentrici dai quali si dipartono le strade che conducono alle porte e che dividono in sezioni radiali questa zona. La composizione segue dunque uno schema radiocentrico.
Questa zona è stata identificata da Pedretti con l’area urbana che si estende da Porta Tosa a Porta Romana, in cui Leonardo intendeva realizzare una grande piazza centrale quadrata fiancheggiata da portici e con lotti, strade e canali disposti simmetricamente ad essa . La scritta “spesa” posta di lato alla piazza indica la sua destinazione a luogo di mercato , mentre sulla destra troviamo un agglomerato di case lungo il Naviglio, con la scritta “Fa da seccare il Naviglio e nettare i canali”, che indica la costante attenzione di Leonardo a far funzionare perfettamente questo canale navigabile. D’altra parte il sistema di canali e di strade che l’architetto intendeva realizzare serviva a porre un argine alla densità edilizia di Milano, problema la cui gravità da un punto di vista igienico era emersa durante la peste .
Le altre note presenti nel foglio sono tese all’argomentazione dei vantaggi politici, economici e sociali ricavabili dall’attuazione del progetto e riecheggiano il tono della famosa lettera inviata da Leonardo a Ludovico il Moro prima di partire alla volta di Milano . In una di queste note l’artista fa riferimento alla fama che il signore potrà conseguire tramite l’edificazione e l’accrescimento della sua città. D’altra parte una delle motivazioni che spingevano i regnanti a promuovere interventi di risistemazione urbanistica era proprio il desiderio di fama. A questo proposito possiamo citare Cosimo de’ Medici, artefice, nella prima metà del Quattrocento, del rinnovamento della città di Firenze. Egli infatti, secondo quanto riporta l’umanista Vespasiano da Bisticci nelle sue Vite, afferma che solo il costruire assicura una fama perenne, e lo stesso concetto è espresso dal Vasari nella vita del Brunelleschi, quando il celebre architetto, in occasione della costruzione della sacrestia vecchia di San Lorenzo, riferisce a Giovanni di Bicci che l’unico ricordo che resta di noi sono le muraglie .
Tornando a Leonardo, il problema che egli pone è quello, estremamente innovativo, di un superamento della vecchia città fortificata e costretta entro la cinta muraria di foggia medievale; scompare il concetto di città-fortezza, il che è indice, come ha osservato Firpo, di una maggiore sicurezza politica grazie al passaggio dalle piccole e instabili signorie agli stati regionali , verificatosi in Italia in seguito alla Pace di Lodi del 1454.
Un altro disegno riferibile al progetto di Leonardo per l’ampliamento di Milano è contenuto nel fol. 199 v del Codice Atlantico dell’Ambrosiana, dove troviamo ancora i due cerchi concentrici e i canali e le strade che seguono uno schema radiale e che racchiudono sezioni identificabili come dieci nuovi quartieri periurbani .
Il fol. 37r del Codice B, conservato all’Institute de France, ci mostra un modello urbano con le strade poste su due livelli differenti, il che denota un’organizzazione della città fortemente innovativa, che richiama alla mente le città futuriste e le megalopoli odierne, dove il traffico è indirizzato nel piano superiore, in cui trova posto il palazzo del potere.

portico a Milano
portico milanese, foto © wam1975-dreamstime

L'immagine leonardesca di città abbandona completamente il modello medievale, con le sue vie tortuose, le case ammassate le une sulle altre e le abitazioni sovraffollate, a favore di un modello urbano moderno, borghese e razionale, costruito su più piani, di cui uno destinato al trasporto per via d’acqua sotto gli edifici, l’altro al palazzo, al portico e al trasporto carrabile e pedonale, ognuno indipendente dall'altro, ma tra loro comunicanti mediante scalinate. Mentre nel piano alto nobiltà e borghesia agiata potevano passeggiare indisturbate tra palazzi, strade e luoghi adeguati al loro vivere, al piano basso si concentravano invece i servizi e le varie attività, i commerci, il passaggio per carri e bestie, le botteghe artigiane e il lavoro degli operai. La larghezza delle strade doveva eguagliare quella media delle case adiacenti, il che corrispondeva ad un’esigenza di decoro che, come abbiamo visto, era il motore principale di ogni intervento di risistemazione urbanistica. Sotto questi due piani si trovavano i canali navigabili, regolati da chiuse e conche che avrebbero dovuto facilitare la navigazione interna e il trasporto delle merci: Leonardo è cioè interessato ad un uso dell’acqua legato al trasporto delle merci e delle persone, i canali navigabili si aggiungono alle strade percorribili a piedi e a cavallo e sono utili per lo smaltimento delle acque putride, progetto previsto già dal Filarete nella sua Sforzinda. La vera originalità del progetto di Leonardo stava nella fusione di architettura, meccanica e idraulica e nell'idea che la bellezza della città doveva essere sinonimo di funzionalità, frutto dell'apporto delle scienze matematiche e meccaniche, oltre che delle conoscenze socio-ambientali.
Come abbiamo cercato di delineare, la proposta di Leonardo non è legata alla cosiddetta “città ideale” ma a concrete esigenze civiche, sociali, economiche e logistiche, destinata a migliorare la vita nei centri urbani. Perchè mai allora, viene da chiedersi, i suoi progetti, nonostante questa inclinazione tecnico-pratica, non sono stati realizzati? I disegni inerenti ad essi infatti, a differenza di quelli contenuti nel trattato di Filarete, non sono ne’ astratti ne’ fantastici. Tra le motivazioni della mancata realizzazione dobbiamo tener conto del fatto che i mezzi economici del tempo e del contesto non permettevano di scavare canali sotto i palazzi; della forte instabilità politica, che mai, oggi come allora, consente di intraprendere grandi opere (pensiamo alla tav o al ponte di Messina; pensiamo alla congiuntura politica fiorentina al tempo della costruzione della cupola del Duomo e a quello immediatamente successivo, che vede una notevole sproporzione tra il progettato e l’eseguito). Un’altra motivazione della mancata realizzazione dei progetti urbanistici di Leonardo è poi da ricercare nell’immaturità concettuale dei tempi: ne’ Ludovico il Moro infatti, ne’ un principe illuminato come Lorenzo il Magnifico, ne’ tanto meno gli stessi abitanti, potevano esser pronti ad uno stravolgimento totale della città, tanto più se pensiamo all’audacia che le concezioni di Leonardo avevano rispetto ai tempi. La figura di Leonardo inoltre, sempre alle prese con nuove sperimentazioni che difficilmente portava a termine, era poco strutturata nella sua sistematicità, e questo deve aver avuto un peso per chi doveva decidere se affidargli determinati incarichi; inoltre i governanti avevano sì voglia di arginare il malessere della città ma dovevano fare i conti con la mancanza di elementi, economici ma anche tecnici, atti alla realizzazione pratica di determinate proposte.
Tra i vari motivi della mancata realizzazione del piano leonardesco dobbiamo poi menzionare la particolare situazione culturale, inevitabilmente legata a quella politica, del Ducato di Milano. Dopo la Pace di Lodi il Ducato degli Sforza, che arriva sino a Parma, Piacenza e Bellinzona, occupa una posizione di egemonia rispetto agli altri centri, nonostante le crisi dinastiche che coinvolgono la dinastia. Il primato di Milano non investe le sole sfere economica e politica, ma anche quella culturale: i signori della città ambrosiana infatti, proseguendo una tradizione viscontea, intrattengono rapporti con i centri dell’Italia centrale, tra cui Firenze. Di conseguenza molti artisti, toscani e non, come Filarete, Leonardo e Bramante, vengono inviati a Milano, il che favorisce l’impiantarsi al nord di forme artistiche legate al rinnovato linguaggio rinascimentale, nonostante in alcuni centri sia molto forte e radicata la presenza di artisti ed architetti locali, che si configurano in un atteggiamento di opposizione rispetto alle linee guida indicate dal governo centrale. A tal proposito possiamo citare la fabbrica del Duomo di Pavia, dominata dalla figura di Giovanni Antonio Amadeo, architetto locale scelto in opposizione alle proposte di Bramante, impermeabile ai nuovi principi umanistici e fedele alla più genuina tradizione lombarda che si esplica in una decorazione esuberante e sovraccarica che oblitera la struttura architettonica: niente di più lontano dalle coeve sperimentazioni di Brunelleschi, Michelozzo, Alberti e Bramante. A Milano dunque, per la compresenza di artisti dell’Italia centrale e di altri legati alla tradizione locale, si afferma un linguaggio eclettico che impedisce di portare avanti in maniera coerente una linea politica in grado di promuovere un deciso rinnovamento in senso rinascimentale, ma ci si barcamena tra opposte tendenze, per cui le proposte di Filarete, Luca Pacioli, Bramante e soprattutto quelle di Leonardo non troveranno un seguito tale da trasformare totalmente la città.
Nonostante questo, non possiamo tacere sulla portata innovativa delle proposte urbanistiche di Leonardo, contenute in diversi disegni che hanno tutti in comune il fatto che il nuovo ordine urbano deve fondarsi sulla divisione dei traffici e delle attività: da una parte abbiamo i servizi, il lavoro, il commercio, dall’altra le funzioni pubbliche, sia civili, che religiose, che inerenti il tempo libero, e per comprendere quanto questa idea sia rivoluzionaria basti pensare che sarà ripresa dalla Parigi di Haussmann .

Laura Cianfarani
(diritti di riproduzione riservati all'autore)

Bibliografia

 -         C. Bertelli, G. Briganti, A. Giuliano, Storia dell’arte italiana II, Electa Bruno Mondadori, Milano 1991

-          D. Calabi, La città del primo Rinascimento, Laterza, Bari 2001

-          C. De Seta, La città europea dal XV al XX secolo, Bur, Milano 1996

-          F. Mancuso, Dal Quattrocento all’Ottocento: le città di antico regime, in Capire l’Italia, le città, Touring Club Italiano, Milano 1978

-          P. C. Marani, Urbanistica rinascimentale da Filarete a Palmanova, in Rinascimento. Da Brunelleschi a Michelangelo. La rappresentazione della città, Palazzo Grassi-Fondazione Cini,           Venezia, settembre 1994

-        C. Pedretti, Leonardo architetto, Electa, Milano 1981

-       M. Wackernagel, Il mondo degli artisti nel Rinascimento   fiorentino. Committenti, botteghe e mercato dell’arte,  La Nuova Italia Scientifica, Roma 1994

            -       R. Wittkower, Principi architettonici nell’età dell’Umanesimo, Einaudi, Torino 1964

 

home