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intervento sull'arte a Napoli

LE STATUE LIGNEE DELLA PASSIONE NELLA CHIESA DELLA TRINITA' DEI PELLEGRINI

 

La scultura lignea napoletana di primo Seicento è “avvolta ancora all’interno di un cono d’ombra ”  (1)

Quasi nulla si è conservato sino a noi nonostante le fonti antiche menzionino una precisa quantità di botteghe operanti a Napoli e moltissime risultino le opere prodotte ed esportate nelle province del Regno e nella penisola Iberica.

Nel XVII secolo Napoli era ancora protagonista di quella “circolazione mediterranea (i) che dal Quattrocento la rese crocevia di esperienze culturali europee. Per quanto riguarda la scultura lignea sono noti i rapporti di scambio tra Napoli ed i porti della penisola iberica, ma è nelle province del Regno, soprattutto a partire dal XVI secolo (ii), che le opere lignee ebbero un grande successo, anche maggiore rispetto a Napoli.

Se nella città partenopea una scultura in legno poteva apparire una seconda scelta, o rimanere nascosta nei conventi, quando raggiungeva centri minori o lontani era oggetto di massima attenzione.

Nel saggio scritto da Oreste Ferrari (iii) all’inizio degli anni Ottanta in occasione della grande mostra sulla Civiltà del Seicento a Napoli, lo studioso lamentava la conoscenza, ancora lacunosa, della scultura lignea, puntando l’attenzione sulle possibili conseguenze di una sistematica esplorazione della Diocesi di Napoli e delle province dell’antico Viceregno, che avrebbe invece certo condotto gli studiosi ad intelligenti ritrovamenti.

Su tali istanze si è avviata la ricerca  - in corso già da alcuni anni-  di Pierluigi Leone de Castris che ha intrapreso un censimento integrale di tutte le opere lignee sparse per le regioni della Campania e della Basilicata, senza trascurare di percorrere la robusta via dell’identificazione certa, grazie alla testimonianza dei documenti, delle tante opere ancora sopravvissute e delle altrettante figure d’artisti e botteghe.


Madonna- chiesa Trinità Pellegrini-Napoli


Ecce Homo-Trinità Pellegrini

Fa parte di questi ritrovamenti un nucleo di opere lignee recentemente studiate dal de Castris e prese in esame anche da chi scrive (iv) : trattasi di un gruppo di tre statue lignee policrome legate all’iconografia della Passione, un Cristo alla colonna, un Ecce Homo e un Cristo porta croce  , e di tre Dolenti, una Madonna, San Giovanni e la Maddalena, in origine legati ad una dispersa statua lignea del Cristo morto. Queste ultime tre statue facevano parte quindi di un Compianto.


Cristo alla Colonna in Trinità dei Pellegrini:

Queste statue furono realizzate tra il 1589 e 1610, per l’Oratorio della Confraternita della Trinità dei Pellegrini di Napoli dove  ancora oggi sono custodite. Il gruppo è poco conosciuto ma di grande importanza.

A queste sei opere si deve aggiungere una scultura a mezza altezza di Cristo alla colonna, appartenente anch’essa all’arredo liturgico della chiesa. Si tratta dell’unico esemplare superstite di un folto gruppo di misteri piccoli della Passione, registrati più volte negli inventari durante tutto il XVII secolo. Le sculture lignee, spesso protagoniste di carismatiche processioni popolari, furono il viatico principale per la diffusione dell’ortodossia cattolica controriformata e le processioni si confermarono come efficaci richiami teatrali. La processione dei misteri della Passione del Cristo era praticata a Napoli nei giorni del Giovedì e Venerdì Santo da quasi tutte le congregazioni religiose. Non si trattava d’altronde di un fenomeno esclusivamente napoletano ma di una pratica che aveva radici antiche e diffusione capillare in quasi tutti i paesi dell’Occidente cristiano.

Dal materiale esaminato e dai contributi sull’argomento scritti dal Leone de Castris , è stato possibile individuare una “paternità” e riferire queste opere ad un scultore poco noto, ma per il quale sono documentati dei pagamenti relativi a statue lignee.

Si tratta di Giovan Luigi Della Monica il quale si dimostra a conoscenza della situazione culturale dell’ambiente napoletano alla fine del XVI secolo e capace di adeguarsi – pur con consistenti reminiscenze della “maniera ”- ad una sensibilità ormai seicentesca, plasmando nelle sue immagini di fede la penetrante suggestione delle realtà e al contempo senza sottrarsi ai dettami provenienti dai centri propulsori della Spagna.

A questo nome va affiancato un Calvario  eseguito per la chiesa napoletana di S.Maria di Costantinopoli per il quale risulta un pagamento, datato 16 maggio 1600, a favore dello stesso artista.


Crocefisso in S.Maria di Costantinopoli

Di questo gruppo ligneo oggi rimane  solo il Crocifisso. Quest’ultimo, spostato anni fa dall’altare del transetto sinistro al vano d’ingresso laterale, è stato di recente identificato da Pierluigi Leone de Castris, il quale lo ha messo in relazione con un altro Crocifisso ligneo tutt’oggi conservato nella chiesa napoletana dello Spirito Santo (foto di seguito), un’opera di poco più antica ma che si dimostra assai simile nell’impianto e nei tratti somatici dell’altra. Si evince, inoltre, dalle fonti antiche un legame tra il Della Monica ed il committente del gruppo ligneo di Costantinopoli il quale risulterebbe essere il donatore di due statue per l’Oratorio della Trinità dei Pellegrini nonché membro di rilievo dell’Arciconfraternita
 


Crocefisso nella chiesa dello Spirito Santo

A rinforzo dell’attribuzione al Della Monica delle statue dell’Oratorio della Trinità dei Pellegrini, oltre alle analogie stilistiche riscontrate nelle opere menzionate è importante segnalare che, lo scultore è spesso menzionato negli inventari seicenteschi dell’Oratorio della Confraternita, sia come “guardiano” e quindi membro dell’Istituzione e – cosa importantissima - come donatore di statue di devozione.
 

Alfonso D’Orsi (suoi diritti d'autore riservati)

(le foto sono state fornite dall'autore)

L’argomento qui trattato velocemente è stato, in gran parte, recentemente pubblicato da Pierluigi Leone de Castris nel saggio “ Sculture in legno di primo Seicento in Terra d’Otranto, tra produzione locale e importazioni da Napoli” contenuto nel catalogo della mostra: Sculture di età  Barocca tra terra d’Otranto, Napoli e Spagna. Roma-Lecce 2008, al quale rinvio per maggiori approfondimenti

link esterni

 chiesa Santissima Trinità Pellegrini

scultura lignea in Capitanata

Napoli beni culturali

note al testo:

(1)P.Leone de Castris, Nomi e date per la scultura in legno di primo Seicento fra Napoli e le Provincie: dai busti del Gesù a quelli di Tricarico, in, La Scultura Meridionale in età moderna, Lecce 2007. p.5.

(i ) F.Bologna, Napoli e le rotte mediterranee della pittura da Alfonso Magnanimo a Ferdinando il Cattolico, Napoli 1977

(ii ) J.M.Morillas Alcazàzar, La scultura dell’Italia meridionale e la scultura spagnola fra Seicento e Settecento, in, Pathos ed estasi. Opere d’arte tra Campania e Andalusia nel XVII e XVIII secolo, catalogo della mostra, a cura di V. De Martini, Napoli 1996. pp. 79-92; R.Naldi, I rapporti fra Italia meridionale e penisola iberica nel primo Cinquecento attraverso gli ultimi studi: bilancio e prospettive, in “ Storia dell’Arte”, n.64,1988, pp.215-223

(iii) O.Ferrari, I grandi momenti della scultura e della decorazione plastica, in Civiltà del Seicento a Napoli, catalogo della mostra, Napoli 1984. pp.139-150

(iv) Alfonso D’Orsi, Sculture lignee della Passione a Napoli fra XVI e XVII secolo, Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”, Napoli 2008.

(v) L’origine di questa liturgia è affidata probabilmente alla nascita della prima forma del dramma cristiano: in Occidente il tropo della Messa del Mattino di Pasqua, il Quem quaeritis che racconta in forma dialogata l’incontro tra le Marie e l’Angelo al Sepolcro. Questa rappresentazione si diffuse nei monasteri di tutta Europa sotto la denominazione di Visitatio Sepulchri  Nel corso dell’ XI e XII secolo si registra quasi contemporaneamente in tutta Europa una evoluzione di questo tropo nella liturgia delle Confraternite, tanto da divenire una rappresentazione recitata a soggetto con l’ inserimento di gruppi lignei della Deposizione. In epoca moderna a questi gruppi lignei non è toccata una grande fortuna, specie a Napoli. L’apporto all’antico rituale cristiano - ora teatralizzato nel dramma sacro della Passione del Cristo - di questi nuovi espedienti scenografici detti misteri diventa la forma più precipua di religiosità popolare rappresentata, che permette al fedele di abbreviare la distanza che lo separa dalla divinità

(vi) G.B.D’Addosio, Documenti inediti di artisti napoletani dei secoli XVI e XVII dalle polizze dei Banchi, in “Archivio Storico delle Province Napoletane” 41, 1916, pp 155.

(vii) I due crocifissi in questione sono ben confrontati tra loro nel recente saggio di Pierluigi Leone de Castris, ove si nota come i due Cristi in croce, gravi e dolorosi, sono quasi sovrapponibili. Essi sono di fatti identici tra loro per la fisionomia e per muscolatura, ed in essi si può inoltre cogliere uno stesso trattamento dei panneggi ampi ed ondulati del perizoma, annodato sul fianco destro delle figure. Queste due opere lignee appartengono ad una tradizione abbastanza diffusa a Napoli, che ha radici nelle forme scolpite da Giovanni da Nola, ma presentano anche riferimenti ad opere presenti in Spagna: si pensi ai Crocifissi di Leone e Pompeo Leoni della Sagrestia e della Capilla Major dell’Escorial (1584-1590) forse noti a Napoli anche attraverso il filtro dell’opera di Michelangelo Naccherino. I due Crocifissi legati al nome di Giovan Luigi della Monica sono tuttavia più drammatici, anche nella posa sulla croce, e possono essere affiancati da altri esemplari napoletani più o meno coevi accomunati dal medesimo linguaggio, tra i quali sicuramente il Crocifisso di Santa Caterina da Siena, opera dalla muscolatura severa e dalla capigliatura a ciocche serpentinate, e il Crocifisso di Santa Lucia al Monte.


bibliografia:

Sculture lignee nella Campania a cura di F.Bologna e R.Causa, Napoli 1950

P.Toschi, Le origini del teatro italiano, Torino 1955

Gennaro Borrelli, Il presepe napoletano, Roma-Napoli 1970

G.C. Alisio, A. Miccoli, A.Di Stefano, L' Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini in Napoli, Napoli 1976.

P.Leone de Castris, Sculture in legno di primo Seicento in Terra d’Otranto, tra produzione locale e importazioni da Napoli, nel catalogo della mostra "Scultura di età Barocca tra Terra d'Otranto, Napoli e la Spagna" Roma- Lecce 2008

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