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intervento


veduta di Perugia, foto © Olivier Deleigne -FOTOLIA

Giovan Battista Cavalcaselle ed i restauri dell'affresco di San Severo a Perugia

 l'affresco completo

 parziale- Raffaello

la Cappella

Vasari (Le Vite; Raffaello): .. et in San Severo della medesima città, piccolo monasterio dell'ordine di Camaldoli, alla cappella della Nostra Donna, fece in fresco un Cristo in gloria, un Dio padre con alcuni Angeli a torno e sei Santi a sedere......; et in questa opera, la quale per cosa in fresco fu allora tenuta molto bella, scrisse il nome suo in lettere grandi e molto bene apparenti....   Vasari (Le Vite; Perugino) ...onde egli già vecchio partitosi da Fiorenza e tornatosi a Perugia, condusse alcuni lavori a fresco nella chiesa di S.Severo, monastero dell'Ordine dei Camaldoli, nel qual luogo aveva Raffaello da Urbino giovanetto e suo discepolo, fatto alcune figure....
La Cappella di San Severo è ubicata a Perugia in piazza Raffaello e da qualche tempo è musealizzata. Ovviamente il Vasari non poteva riferirsi all'attuale
chiesa di San Severo ubicata a poca distanza della Cappella. Ciò in quanto quest'ultima fu costruita nel XVIII secolo.

L'affresco, eseguito dal Maestro Perugino e dall'allievo Raffaello tra il 1505-1507 e il 1521, è diviso in due parti: la zona superiore è opera del giovane Raffaello che vi dipinse la Trinità (la figura del Padre Eterno è scomparsa) ed i Santi, Mauro, Placido e Benedetto abate (a sinistra), Romualdo, Benedetto martire e Giovanni martire (a destra; quest'ultimo è andato distrutto insieme a un angelo).
In basso, a sinistra dell'altare, si osserva un'iscrizione del priore committente e la data MDX.
Inferiormente, nel mezzo, ubicata in una nicchia, una Madonna col bambino in terracotta colorata della fine del '400, ai suoi lati, sei santi affrescati, dopo la morte di Raffaello, nel 1521 dal Perugino già vecchio; a sinistra, i Santi, Scolastica , Girolamo e Giovanni Evangelista; a destra i Santi Gregorio Magno, Bonifacio e Marta.
Attualmente lo stato di conservazione dell'affresco, è pessimo fino ad ostacolarne il giudizio: oltre ai danni conseguenti all'umidità ed all'incuria furono soprattutto i restauri del Carattoli nel 1835 e quelli del Consoni, che in seguito saranno polemizzati dal Cavalcaselle, a rovinare maggiormente l'opera.

E' il 1871, la vicenda inizia a Roma, presso il Ministero della Pubblica Istruzione; l' Ispettore Generale per la Pittura e la Scultura, Giovan Battista Cavalcaselle dopo aver appreso che il Municipio di Perugia ha incaricato il prof. Nicola Consoni di Roma a procedere al restauro dell'affresco di Raffaello e Perugino nella chiesa di San Severo, si oppone tenacemente a questo tentativo di rifacimento.
Anche allora l' affresco si mostrava in cattivo stato di conservazione e l'intervento del Consoni contemplava di "riempire" con disegni di sua mano le parti più mal ridotte, procedimento scorretto e del tutto superato dalla moderna concezione del restauro di cui Cavalcaselle è ritenuto uno dei padri fondatori.

Guglielmo Botti, uno dei restauratori a cui andava la fiducia del critico d'arte, ebbe l'incarico di restaurare l'affresco del Veronese in San Sebastiano a Venezia e di staccare l'affresco di Fra Bartolomeo e Mariotto Albertinelli (il Giudizio Universale del 1499) dalla Chiesa di Santa Maria Nuova per consegnarlo al Museo di San Marco, ma in questo caso l'affresco era in uno stato peggiore di quello di San Severo. Secondo il Botti, consultato dall'Ispettore, l'affresco di Perugia non poteva essere sottoposto a delle ridipinture che avrebbero contribuito a far cadere le ultime parti originali di colore. Il metodo usato dal Botti, a cui andava la fiducia di Cavalcaselle, consisteva nella scelta di un'alterazione sempre minore.
 
L'integrazione delle lacune è continuamente al centro delle polemiche che si animano attorno ai grandi restauri di quegli anni; la circolare ministeriale sulla riparazione dei dipinti redatta dallo stesso Cavalcaselle il 30 gennaio 1877 sanciva:

[… ] Dove mancassero i colori stendere una tinta o tinte che si avvicinino ai colori originali della pittura, tenendole sempre qualche poco al di sotto della vivacità delle tinte locali e tanto quanto non offenda l'occhio del riguardante. Ove mancasse anco l'imprimitura riempire quei vuoti con una nuova e poi passarvi sopra una tinta nel modo sopraccennato. Poco rileva che apparisca il restauro anzi dovrebbe apparire; ma quello che è necessario è che si rispetti l'originale della pittura. La bugia detta ancora con bel garbo, dovrebbe essere tolta di mezzo. E con ciò lo studioso potrà distinguere un dipinto restaurato in questa guisa quello che è originale da quello che è nuovo, cavarne utili ammaestramenti […]

 

Quella che segue è invece la lettera "Urgente" che l'Ispettore Generale per la Pittura e la Scultura, Giovan Battista Cavalcaselle inviò il 4 agosto 1871 al Ministero della Pubblica Istruzione:
Trovandomi in Perugia venne a mia cognizione che il Municipio aveva fatto un contratto col Professore Consoni di Roma per restaurare l'affresco a San Severo, la cui parte superiore è dipinta da Raffaello d'Urbino, e l'inferiore del di lui maestro Perugino. Lo stato di conservazione di questo classico Raffaello è quasi così cattivo come quello del dipinto di Fra Bartolomeo in San Marco in compagnia di Mariotto Albertinelli, affresco che precedentemente il Botti stacca dalla parete dell'Ospitale di Santa Maria Nuova in Firenze per salvarlo dalla totale rovina. Quello in Perugia non domanda l'asportazione dello stacco dalla parete, mentre la parti principali sono aderenti all'intonaco del muro. Lì occorre assicurare l'intonaco ove minaccia di cadere, o dove il colore si isola dall'intonaco stesso. Codesto affresco ha subito gravi danni dal brutto restauro fatto dal Carattoli circa 50 anni or sono. Certamente il restauro del Carattoli è brutto e fortunatamente sono appunto per la più parte, tanti ritocchi che minacciano di cadere, ma io non pensavo che a nessuno fosse mai venuto in mente di togliere via un restauro anche mal fatto, per sostituirne un altro per quanto valente fosse il pittore che deve eseguirlo, come è certamente il prof. Consoni di Roma. Le parti rimanenti che il pittore si proporrebbe di ripulire di suo, sono fra le altre la mezza figura del Padre Eterno che manca quasi del tutto e più della metà della parte superiore dei due angeli che sono ai lati, mentre poi l'altra metà più o meno è ripassata dal Carattoli. Sarebbe troppo lungo l'estendersi di altri particolari, ma sono pronto a parlarne a voce al Signor Ministro, quando lo desideri, servendomi del mio disegno e delle mie memorie fatte tempo addietro dinanzi al dipinto. Botti perora quello che fu accennato per poter stabilire che l'affresco non deve essere in alcun modo toccato di nuovo con colore, sia per sostituirne le parti mancanti, sia per togliere un restauro per sostituirne un altro, perché non si può fare ameno di levar via con esso qualche particella, o segno di Raffaello. Questa massima fu unanimamente stabilita dalla Giunta di Belle Arti e lo espresse quando fu richiesto del suo parere dal Signor Ministro sul da farsi nella chiesa di San Sebastiano a Venezia per salvare le poche reliquie degli affreschi di Paolo Veronese. Ed ora il Botti ha ricevuto invito dal Prefetto di quella città di recarsi colà onde assicurare gli intonachi ed il colore e nulla più. Non credendo che il Municipio di Perugia avesse presa una deliberazione con tanta sollecitudine, mi recai a San Severo e trovai che il palco era alzato, ed il signor Consoni era aspettato nello stesso giorno a Perugia per iniziare il suo lavoro. Avendo comme il regolamento della Giunta per le Belle Arti mi recai subito alla prefettura, ed in assenza del signor Prefetto trovai chi lo rappresentasse e gli feci leggere il Regolamento. Egli convenne pienamente nella massima e riconobbe inoltre che la cosa era irregolare. Ci siamo poi recati assieme al Municipio e cosi tanto alla Prefettura che al Municipio furono prese le necessarie disposizioni perché l'affare venisse prima inviato al Ministero. Nella speranza d'aver adempito al mio dovere, e d'aver fatta cosa che possa incontrare l'approvazione del Signor Ministro ho l'onore di costituirmi.
Il Municipio di Perugia chiede l'autorizzazione al Ministero della Pubblica Istruzione per dare inizio ai lavori di restauro. Come già aveva intuito Cavalcaselle, il restauro si baserà sul riempimento delle parti staccate dell'affresco con l'utilizzo di cartoni di Nicola Consoni, l'artista considerato dai suoi contemporanei il "Raffaello dell'Ottocento", il più valente imitatore dello stile del Divin Pittore (3)
Per quanto fece il Municipio di Perugia a conservare l'affresco segnato in margine, e pel voto relativo da questa Provinciale Commissione di Belle Arti dato con tanta ponderatezza e tanto favore, il Sindaco signor Comm. Reginaldo Ansidei lusingandosi dell'accoglienza del voto stesso da parte di codesto Ministero, mi ha premurosamente interessato a sollecitare una determinazione; tanto più che l'illustre prof. Consoni invitato dal Municipio, cui parve grande ventura impegnarlo al lavoro ha già bene avviato i cartoni per le parti vuote dell'affresco con ammirazione di quanti già conoscevano la sua bravura nell'imitazione e interpretazione del Pittore Divino. Ond'è che richiamandomi ai documenti in proposito già rassegnati con voto di egual numero e in data 10 del cadente mese e segnalando l'impegno di questo Municipio verso il lodato prof. Consoni, prego caldamente il Ministero di voler accettare la proposta del signor Sindaco ove la stimasse opportuna ed è che un membro della Commissione verrebbe a trattare verbalmente con l'Eccelso sig. Ministro e porgere tutte quelle altre spiegazioni e rassicurazioni che si volessero per accordare l'implorato permesso del restauro quale indicato.
Anche la Giunta di Belle Arti, radunata per volere del Ministero, è del parere che i restauri siano da eseguire ma con l'accortezza di lasciare intatte quelle parti di affresco che anche se malandate, sono originali di Raffaello e Perugino, rafforzando così il gesto conservatore di Cavalcaselle (4).
La Giunta di Belle Arti adunata in Firenze per la vera del 28 Ottobre ora finito, non si trovò in numero legale per deliberare, e ciò per la ragione che alcuni dei suoi membri erano trattenuti da V.E. a Roma per il lavori alla sottocommissione per l'Elenco dei Monumenti Nazionali. Premendo tuttavia il dare parere al Ministero circa il modo di regolarsi sulla proposta di restauri da fare al dipinto di Raffaello che adorna la Cappella di San Severo in Perugia, i consiglieri presenti in numero di tre, cioè il sig.re Commendatore Prati, Mussini e Miseri, presero la seguente deliberazione, che a buon partito lo scrivente comunica a V.E.: >>Udito il Rapporto del Relatore (Consigliere Ussi) >> Visto lo stato di deperimento del celebre affresco di Raffaello in Perugia. >> Considerando che un ulteriore trascuranza condurrebbe alla perdita totale di quel capolavoro. >> Ritenute le massime adottate da questa Giunta Superiore in casi consimili, di proibire cioè nei restauri di antichi celebri dipinti qualsiasi aggiunta. >>Ritenuta saggia la proposta della Commissione Conservatrice locale di far praticare il detto restauro dal prof Consoni, siccome il più atto e il più scrupoloso. >> Avvisa suggerire al signor Ministro di approvare la proposta fatta dal Municipio di Perugia circa il restauro del detto dipinto, prescrivendo peraltro che il restauro sia diretto ad arrestare soltanto il deperimento dell'affresco, senza aggiungervi nulla di nuovo a riempire le parti perdute. >> Si restituiscono le due carte che erano unite alla nota a cui vi si risponde.

Nei seguenti documenti il Ministro della Pubblica Istruzione, Michele Coppino, ordina al Prefetto di Perugia di non far eseguire lavori di reintegro sull' affresco poiché contrari alle norme per il restauro stabilite dal governo. Queste norme per il restauro dei dipinti e degli affreschi verranno emanate in una circolare dallo stesso ministero il 30 gennaio 1877 e il 3 gennaio 1879 (5).
Codesto Municipio chiese di poter fare reintegrare dal Prof. Consoni, l'affresco di Raffaello esistente nella chiesa di San Severo. Tale progetto essendo del tutto contrario alla dottrina presupposto dal Ministero in fatto di restauri non ha potuto accettarla. Io prego dunque la S.V. di vegliare affinché quel restauro non sia fatto e di ordinare la sospensione quando mai si facesse.Le confesso che mi ha molto commossa la proposta di reintegrare un'opera del Divino Raffaello come qualunque artista più valente avesse autorità di mettere le mani nella produzione degli alti pensieri dei nostri Maestri. La Giunta Superiore di Belle Arti già molti anni ormai, si stabilì la Dottrina, che nei restauri degli antichi dipinti non si facesse mai aggiunta alcuna, e solo se ne arrestasse il deperimento. E questa dottrina correttamente alla buona critica artistica e nel rispetto dei pittori maggiori. Dei nostri Grandi è sempre presupposto dal Ministero il quale non ha mai permesso che le si facesse oltraggio. Però pur lodando le sollecitudini di cotesto Municipio per la conservazione dell'affresco di Raffaello esistente nella chiesa di San Severo, è costretto a dover dichiarare che non permetterà i restauri, o meglio i rifacimenti che si vorrebbero far fare a quel dipinto. E le protesto la mia stima. M. Coppino
 

A dispetto del fatto che con precedente documento il Ministero aveva proibito il rifacimento, sentendosi del tutto svincolato dagli ordini venuti dalle autorità, il Municipio di Perugia: commissionò, fece eseguire e pagò il conto, dei lavori di restauro in San Severo.

Il 9 agosto 1876, Municipio perugino scrisse diligentemente al Ministero (6):

 Se il sottoscritto si fece a dirigere la nota n. 3821 del 21 decorso mese di luglio fu per appagare un desiderio del sig. prof. Mariano Guardabassi, Ispettore Governativo degli Scavi e dei Monumenti dell'Umbria. Del rimanente se l'Onorevole Ministro non crede attendibile la proposta sul lodato signor Ispettore che venia in certo tal qual modo raccomandato anche dallo scrivente, il Municipio che ha la coscienza di aver da solo con la spesa di quasi Lire novemila provveduto alla conservazione di questo monumento si acconcia di buon grado alle superiori determinazioni e si professano sentimenti di alto rispetto.

Le vicende che determinarono il progressivo deteriorarsi dell'affresco erano ben note sin dai primi anni dell'Ottocento e furono in modo esauriente trattate dall'Orsini (1804), dal Siepi (1822) e dal Mezzanotte (1836). Tra i numerosi interventi di riparazione eseguiti, oltre a quello trattato di Nicola Consoni (che avvenne in due fasi come emerge dai documenti provenienti dall'Archivio Centrale dello Stato, ed è forse da considerarsi, alla luce della moderna concezione del restauro, il più disastroso) si ricordano quello del Carattoli del 1834 circa, quello del Brizi nel 1919, e del De Bacci Venuti del 1932. Nessuno di questi restauratori riuscì a limitarne validamente i guasti, al contrario,furono aggravati. Solo di recente, un intervento radicale prima sui muri dell'ambiente (1974-75) e poi sull'affresco per opera di G. Giantomassi, ha restituito alla pittura una discreta leggibilità (7).
Ritornando al restauro integrativo dell'accademico e pittore Nicola Consoni, oggi possiamo studiare due dei suoi tre cartoni (conservati a Perugia in Palazzo della Penna) destinati al riempimento delle lacune della parte superiore dell'affresco. Essi raffigurano: San Giovanni Martire, l'Eterno benedicente l'angioletto di destra con cartiglio.
Mentre per l'angelo di destra e per il San Giovanni, il Consoni dovette basarsi sulle tracce rimaste in affresco delle medesime figure, la figura dell'Eterno del pittore romano ricorda molto nella sua impostazione quello eseguito per la cimasa della "Pala Baglioni" (1507 circa) che risale appunto agli anni dell'affresco di San Severo ed era stata vista dal restauratore nella Galleria Nazionale dell'Umbria.


Nel 1871 furono portati a termine i rifacimenti della parte superiore dell'affresco ma nel 1876 la questione si aprì nuovamente per il restauro della peruginesca parte inferiore.

 

Un altro documento significativo della polemica senza fine tra Cavalcaselle e Consoni, veniva inviato il 26 gennaio 1876 al Ministero della Pubblica Istruzione, da Mariano Guardabassi, componente della Commissione Artistica Provinciale dell'Umbria. Una lettera in cui si richiedeva al Ministero, un permesso per far lavorare nuovamente il Consoni sull'affresco. Ancora una volta il suo operato venne ostacolato dal nostro Giovan Battista Cavalcaselle che lottando "riuscì ad impedire il completamento dell'opera saviamente affidata al Consoni"(8)
Il Municipio di Perugia sentito il parere della Commissione Conservatrice d'Arte e dell'Accademia di Belle Arti, invitò il professore Nicola Consoni autore delle Storie del Nuovo Testamento nelle Logge Vaticane del grande mosaico istoriato della facciata di San Paolo in Roma, a voler fermare e ripulire l'affresco di R. Santi esistente nella Cappella di San Severo in Perugia. Condusse il Consoni questo lavoro con somma prudenza ed abilità e n'ebbe plauso da valenti artisti nazionali ed esteri; però rimasero (come vedesi nella annessa fotografia) alcuni spazi privi affatto di pittura perché caduta in antico con l'intonaco ora rinnovato. Il Municipio e il suo Consiglio d'Arte confidando quanto sapientemente il Consoni seppe ridonare al dipinto del Sanzio quella nettezza che la polvere, il tempo e l'umidità della parete avevano danneggiato pensano che essendo egli così ben adatto a conservare tutto il pregio del dipinto , poteva a buona ragione coprire con il colore quelle lacune pur cercando d'interpretare le parti mancanti con quel contesto che i molti anni di studio sulle opere dell'Urbinate gli avrebbero meglio suggerito. Il M. Isp. Cav. Cavalcaselle non approvando completamente il lavoro del Consoni sopra la pittura di Raffaello non seppe persuadersi che ove questa non esisteva il Consoni avrebbe potuto dipingere senza (ed a prova di ciò esistono i cartoni dei quali volle fare dono al Municipio) deteriorare il pregio dell'antico affresco; fu inutile il dirgli che se il dipinto poteva deteriorare in quando di ponevano le mani sul vecchio dipinto e non già quando si cavasse sopra il nuovo intonaco nel quale più nulla rimaneva di Raffaello, né il Consoni e per la sua abilità e per il rispetto alla sua grande reputazione poteva fare ivi un lavoro che non avesse armonizzato con l'antico quella parte di pittura che solamente tracciò il Sordini ciò non ostante nel suo ordire gli dee il Cavalcaselle, osteggiò il progetto e riuscì ad impedire il completamento dell'opera saviamente affidata al Consoni. Ora che con la fedeltà della fotografia noi riuscimmo a perpetuare la memoria dello stato in cui giunse a noi il famoso dipinto, sembrami che l'insistere sul migliore suo completamento non possa per nulla alterare il pregio dell'opera, ma invece mostrando nel pieno suo splendore , giacchè è indubitato che quelle lacune sommamente lo deturpano, anche per chi vorrà prendere in considerazione quella parte di pittura che solamente tracciò il pennello dell' Urbinate , con la fedele testimonianza della fotografia , riuscirà giovevole questo compimento purchè non sarà più disturbato da quei spazi mancanti in punti tanto necessari al giusto apprezzamento di ciò che d'artistico rimane . Trovandosi attualmente il Consoni in Perugia per compiere il lavoro della annunciata Cappella sulla inferiore parete dipinta dal Perugino, mi sono tenuto in dovere di richiamare l'attenzione della E. V. su questo importantissimo oggetto faccio si comprendere in considerazione le ragioni sopra esposte , onde voglia rimuovere quell'impedimento che una fama cattiva può facilmente riconoscere in tempestivi e fors'anco dannosi.

Conseguenza del veto posto dal Cavalcaselle è che il Consoni, mentre aveva integrato un braccio ed un'ala dell'angelo in alto a sinistra , le spalle, parte del busto e della testa di San Benedetto e tutta la mezza figura superiore del San Giovanni Martire posto all'estrema destra, non diede più esito alla esecuzione dell'Eterno e dell'Angelo con cartiglio di destra.
Le tormentate vicende dell'intervento sull'affresco di San Severo costituiscono un episodio importante nella storia del restauro dell'Italia unificata, siamo di fronte ad un acceso dibattito, reintegrare o lasciare intatte le lacune degli affreschi? Procedere mediante un restauro puramente accademico o rispettare l'opera d'arte nella sua correttezza filologica? Questo è quanto emerge dalla corrispondenza tra il Ministero della Pubblica Istruzione da una parte e le varie istituzioni perugine dall'altra.

Quando nel luglio del 1871 il Consoni viene ingaggiato per la prima volta dalla Giunta Municipale di Perugia per riparare "artisticamente" l'opera, le sue doti di artista, aveva ricevuto una formazione accademica di matrice purista col Sanguinetti a Perugia e col Minardi a Roma, erano indiscusse.
La sua fama lo precedeva: su progetto di Pio IX aveva tratto, nel 1847, delle copie integrali delle Logge Vaticane, nel 1833-34 eseguì il disegno del Giudizio di Salomone per l'incisore Pietro Anderloni e dal 1839 per L. Gruner eseguì i disegni dei mosaici della Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo, della volta e delle Cariatidi della Stanza di Eliodoro e di due degli arazzi vaticani. Fornì i cartoni per il mosaico della facciata di San Paolo fuori le mura, realizzò un ciclo di affreschi con le Storie del Nuovo Testamento nelle Logge di Pio IX e ancora per lo stesso Papa progettò la decorazione del Museo del Sacro nella Biblioteca Vaticana; fu soprattutto il rapporto privilegiato di Consoni con l'opera di Raffaello lo portò nel 1841 a pubblicare La raccolta delle opere di Raffaello disegnate ed incise da Nicola Consoni, composta di cinquanta incisioni a contorno, in cui viene anche incluso l'affresco di San Severo.
Il Consoni non era nuovo nemmeno agli interventi di restauro, aveva riparato quadri della Pinacoteca Vaticana e della collezione privata di Pio IX, si era occupato in qualità di esperto dell'Accademia romana di San Luca del ciclo di Mattia Preti nella chiesa di San Giovanni a La Valletta: proponeva rifacimenti per i dipinti maggiormente danneggiati dalle infiltrazioni di umidità e restauri di tipo conservativo per quelli in migliori condizioni.

 

Secondo la studiosa Claudia Consoni furono i rapporti privilegiati esistenti tra l'artista e la città umbra (il padre lo iscrisse alla locale Accademia di Belle Arti del Sanguinetti, dove compì i suoi primi studi) che lo portarono ad essere scelto nella tanto criticata impresa.
La studiosa è fermamente convinta che il Cavalcaselle, appellandosi al Regolamento emanato dalla Giunta di Belle Arti, della quale lo stesso era consigliere onorario, riuscendo così ad ottenere l'ordine di sospendere i lavori da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, aveva motivi non solo artistici ma anche "personali". In primo luogo, l'Ispettore riteneva inammissibile l'idea che fosse falsificato in alcune delle sue parti un dipinto, appartenente al sommo Raffaello sul quale lui stesso stava compiendo gli studi che lo porteranno nel 1882, alla pubblicazione della monografia (9) , dunque un documento di grande importanza. E' evidente poi, come nella sua lettera il Cavalcaselle faccia più volte riferimento al Botti; si potrebbe intuire il disappunto dello studioso perché l'incarico non era stato affidato al suo restauratore di fiducia bensì al Consoni (10).

In occasione del restauro del 1871, la Commissione dell'Umbria, dichiarandosi favorevole al rifacimento non intendeva, pur cercando di restituire un'integrità visiva all'affresco, creare un falso: a tal fine si proponeva un'originale soluzione, che avrebbe garantito la riconoscibilità dell'integrazione: i cartoni delle parti aggiunte sarebbero stati infatti, appesi nello stesso ambiente che ospitava l'affresco.
Il Ministero della Pubblica Istruzione non ritenne però sufficiente il parere della Commissione e si appellò al giudizio della Giunta di Belle Arti (di cui faceva parte lo stesso Cavalcaselle ) che naturalmente si espresse contraria alle reintegrazioni.
 
Quando nel 1876 il Consoni tornò a Perugia per restaurare la parte inferiore dell'affresco, appartenente al Perugino, riemerse il desiderio, di portare a compimento anche il restauro sulla parte affrescata da Raffaello. In particolare fu Mariano Guardabassi, Regio Ispettore degli Scavi e dei Monumenti dell'Umbria e membro della Commissione Artistica, che si adoperò in tal senso, chiedendo al ministro Coppino che "le lacune colmate con intonaco moderno potessero essere integrate pittoricamente", manifestando così il suo disaccordo col Cavalcaselle (11). Nonostante l'appassionata preghiera del Guardabassi, il restauro del 1871 non era destinato ad essere completato e il divieto del Ministero venne ribadito per l'ennesima volta.
Consoni dunque non eseguirà, se non in minima parte le figure realizzate nei cartoni per la parte superiore, al contrario, nell'affresco sottostante del Perugino, gli fu probabilmente lasciata maggiore libertà; qui eseguì la parte inferiore, la mano destra e la spalla sinistra del San Gregorio Magno; la testa, la mano destra e quasi tutta la parte inferiore del San Bonifacio; una piccola porzione del manto e un piede di Santa Marta.
L' Epilogo della vicenda arriva verso la metà degli anni settanta del nostro secolo con il restauro del 1976, curato da Francesco Santi ad opera del restauratore Carlo Giantomassi (12).
Il danno più grande, lasciando da parte per un attimo le estese e arbitrarie ridipinture e larghe stuccature in gesso che il Consoni appose sull'affresco, veniva dalle infiltrazioni di umidità dai tetti e dal sottosuolo.
Dell'intervento del Brizi del 1919 non si hanno delle notizie precise: esso consistette sostanzialmente in una generale revisione di consolidamento e in fissature e riprese del fregio nell'intradosso dell'arco. Ma lo stato dell'affresco era tale che nel 1930 si avanzò persino l'ipotesi di un totale distacco, cui si oppose decisamente il Soprintendente Bertini Calosso. Nel 1932 il Comune di Perugia su consiglio del Soprintendente, che poi collaudò i lavori, commise a Gualtiero De Bacci Venuti un restauro generale che si rivelò dannoso per l'uso di fissativi non idonei che impermeabilizzarono la superficie pittorica, aggravando l'azione dell'umidità proveniente dal muro.
Altri e migliori lavori di restauro iniziarono nel 1974, grazie ai finanziamenti dell'Azienda Turismo di Perugia e del suo Presidente, Saverio Ripa di Meana e furono volti in primo luogo, ad isolare l'affresco dalle infiltrazioni: fu tolto il tavolato e si iniziò lo scavo alla base del muro affrescato (protetto con teli di plastica) fino a quando, a tre metri e mezzo di profondità, venne scoperto che il muro della facciata settecentesca13 era stato fondato (evidentemente per economia) su di un grande arco di scarico. Il grande varco fu chiuso con un muro, lasciando un pozzo praticabile per il controllo; tutta la zona sottostante la parete affrescata, fu bonificata in profondità. Terminati i lavori, si lasciò trascorrere l'estate del 1975-76 per controllare con gli igrometri i risultati, che furono ottimi, venne cambiato il pavimento con un altro in cotto supercompresso e si pensò al restauro degli affreschi.
La parete presentava distacchi diffusi su tutta la superficie e nei suoi vari strati (pellicola pittorica, intonachino, arriccio e parete), una disquamatura diffusa su tutta la superficie pittorica, invasa anche da efflorescenze saline nonché un oscuramento generale della stessa dovuto all'uso di fissativi che essendo a essiccazione lenta avevano conglobato polvere ed erano divenuti scuri e durissimi. I campioni dei vecchi fissativi e delle ridipinture furono prelevati dal Giantomassi e sottoposti ad esami presso il laboratorio di Chimica dell'Istituto Centrale del Restauro per individuare i solventi più adatti alla pulitura. Il restauro sul testo pittorico vero e proprio fu iniziato dal Giantomassi e dalla sua equipe nel luglio del 1976, si procedette con la pulitura dell'affresco asportando polvere ed efflorescenze, più delicata risultò la fissatura delle pellicole pittoriche staccate dall'intonaco, recuperando così in modo perfetto il testo pittorico originale.
Terminata la pulitura i restauratori procedettero allo smantellamento di tutte le arbitrarie ridipinture del Consoni nell'affresco di Raffaello eliminando accuratamente anche tutte le stuccature in gesso ma quando si trattò di effettuare lo smantellamento anche delle integrazioni nella parte destra dell'affresco del Perugino (San Gregorio e San Bonifacio), si decise di lasciarle intatte ma isolate da una sottilissima incisione perimetrale, delimitandole anche visivamente con un esile segno di contorno chiaro.
Il Giantomassi arrivò a questa decisione poiché mentre i completamenti del testo raffaellesco erano molto più banali e spiacevoli, l'eliminazione di quelli del registro inferiore avrebbe provocato un grave squilibrio nella struttura generale della composizione e si sarebbe corso il rischio di deteriorare i bordo dell'adiacente affresco originale. Fu deciso anche di conservare la ricostruzione, quasi totale del fregio del sottarco, forse eseguita dal Brizi nel 1919 mentre fu pulita e consolidata la decorazione a grottesca della fronte dell'altare, il cui disegno è da attribuirsi a Raffaello.
Al termine delle varie vicissitudini patite nel corso dei secoli dall'affresco della Cappella di San Severo, tra restauri mal eseguiti e i danni subiti a causa dell'infelice collocazione, i risultati dell'intervento (terminato nel settembre del 1976), sono stati buoni e l'opera ha finalmente riacquistato tutto il suo splendore e la sua monumentalità.

Sveva Battifoglia (diritti riservati di riproduzione)

note :

 (1) Cfr. “Norme sul restauro”,  testo a stampa emanato dal Ministero della Pubblica Istruzione il 30 gennaio 1877 e il 3 gennaio 1879,   in ACS, AA.BB.AA.,  I versamento b. 1, fasc. 7-6

(2)lettera inviata il 4 agosto 1871 da G.B. Cavalcaselle al Ministero della Pubblica istruzione, in ACS, AA.BB.AA., I versamento 1860-1890, b.537, fasc.744.

(3) lettera inviata dalla Prefettura dell’Umbria al Ministero della Pubblica Istruzione il 31 agosto 1871 in ACS, AA.BB.AA., I versamento 1860-1890, b.537, fasc.744.

(4) rapporto della Giunta di Belle Arti inviato al Ministero della Pubblica Istruzione il 22 ottobre 1871 in ACS, AA.BB.AA., I versamento 1860-1890, b.537, fasc.744

(5) lettera inviata dal ministro Coppino al Prefetto di Perugia il 1 agosto 1871 in ACS, AA.BB.AA., I versamento 1860-1890, b.537, fasc.744.

( 6) lettera inviata dal Municipio di Perugia al Ministero della Pubblica Istruzione il 9 agosto 1871 in ACS, AA.BB.AA., I versamento 1860-1890, b.537, fasc.744.

 (7) P.  Scarpellini, Perugino <ca. 1448-1523>,  Milano, 1984, pp. 126-127

 (8) lettera inviata da M. Guardabassi a M.Coppino  il 26 gennaio 1876 in ASSU, Fondo Guardabassi-Carattoli-Moretti,    b.AGCM XI, fasc. 3.

 (9) cfr G.B. Cavalcaselle, J. A. Crowe, Raphael: his Life and works, London , 1882-1885; trad. It.: Raffaello, la sua vita e le sue opere,  Firenze, 1884 – 1891.

(10) C. Consoni, Restauro conservativo e restauro integrativo: l’intervento di Nicola Consoni sull’affresco di Raffaello e Perugino in San Severo, in “Ricerche di Storia dell’arte”, 62, 1997.

(11) cfr.  Lettera  di  M. Guardabassi

(12) cfr. F. Santi, Il restauro dell’affresco di Raffaello e Perugino in San Severo a Perugia, in “Bollettino d’Arte”, VI, LXIV, 1979, pp. 57- 64.

(13) negli anni 1748- 1751, l’antica chiesa quattrocentesca di San Severo fu demolita  per riedificarne l’attuale.

 Per approfondimenti sulla figura Giovan Battista Cavalcaselle si consiglia la lettura dei testi:

D. Levi,  Cavalcaselle pioniere della conservazione dell’arte italiana, Torino, 1988.

A. Conti, Storia del restauro e della conservazione delle opere d’arte, Milano, 1988

link:Cavalcaselle (biografia)

link:Perugia, San Pietro

 

 

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