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Pubblicità d'altri tempi: Toulouse Lautrec - “Moulin Rouge. La Goulue”

 


riproduzione tratta da wikipedia

L'arte di Henri de Toulouse-Lautrec (Albi 1864 - Saint Andrè du Bois 1904) risente fortemente della frequentazione di una preciso quartiere nei pressi di Parigi: Montmartre, all'epoca appena fuori la capitale francese, con i suoi cabaret ed i personaggi stravaganti, un piccolo mondo fatto di diseredati, viveur, prostitute, borghesi, cantanti e attori, presenti in molte delle sue creazioni. Questo ambiente oltre ad ispirarlo ha favorito la realizzazione di opere intense come il manifesto per uno dei locali più importanti di quella zona, il Moulin Rouge; l'opera in questione è la litografia “Moulin Rouge. La Goulue” del 1891.

È bene per prima cosa dare alcune indicazioni sulla tecnica litografica, elemento fondamentale della produzione artistica di Toulouse Lautrec: ideata da Alois Senefelder nel 1798, è basata su una matrice di pietra porosa sopra la quale viene realizzata, tramite matite o inchiostri particolarmente grassi, l'opera da stampare. Questa tecnica conobbe una grande diffusione nell'Ottocento, ma l'utilizzo che se ne fece sia nel campo dell'illustrazione per libri che dei manifesti pubblicitari fu sempre più spinto con lo sviluppo della sua evoluzione a colori, la cromolitografia, già sperimentata dallo stesso Senefelder ed in seguito perfezionata da Godefroy Engelmann nel 1836; il procedimento per ottenere le stampe colorate era la sovrapposizione delle impressioni di tre matrici, una per ogni colore primario, più una quarta per il nero. I vantaggi della litografia e della cromolitografia erano dovuti alla matrice in pietra, che garantiva economicità di realizzazione e la possibilità di ottenere molte copie di ogni incisione, così da permetterne un'ampia diffusione a scopo pubblicitario.

La produzione litografica di Toulouse Lautrec conta ben 370 opere e si divide tra illustrazioni per l'editoria ed affiches, ovvero i manifesti pubblicitari, delle quali fa parte “Moulin Rouge. La Goulue ”. Imparentato con le insegne industriali del XVIII e XIX secolo, il manifesto vide in Toulouse Lautrec uno dei più importanti realizzatori ed è a lui che va sicuramente riconosciuto il merito di aver elevato a vera e propria opera d'arte il semplice ed a volte banale cartellone pubblicitario, tramutandolo così da semplice mezzo promozionale a oggetto per se stesso meritevole dell'interesse del pubblico.

Analizziamo ora “Moulin Rouge. La Goulue”, prima affiche di trenta realizzate tra il 1891 ed il 1900. È una litografia a quattro colori forse realizzata conseguentemente alla vittoria dell'artista in una gara indetta dall'impresario del famoso Moulin Rouge, Charles Zidler, per la realizzazione di un cartellone pubblicitario che rappresentasse il locale ed i suoi ballerini, o forse semplicemente per il rifiuto di Jules Chéret (1836-1932), artista specializzato nella tecnica litografica e prolifico esecutore di affiches, che aveva realizzato il manifesto del 1889, l'anno d'inaugurazione del locale. E si trattò di una novità non di poco conto per l'epoca: la borghesia adorava i manifesti leziosi e rassicuranti, con immagini di facile comprensione e donne belle ed aggraziate, come quello realizzato da Chéret, inserito dalla studiosa Enrica Crispino in quella produzione “superficiale e aneddotica " (1) di manifesti del tempo; all'opposto, originalissimo e al tempo stesso spiazzante doveva apparire agli occhi dei contemporanei l'affiche di Toulouse Lautrec, con i suoi contrasti netti e le silhouette monocromatiche tutt'altro che realistiche.
Ne sono protagonisti i due ballerini del locale più importanti all'epoca: in primo piano Valentin le Desossè ed in secondo la Goulue nel pieno della sua esibizione mentre balla lo chahut, una danza molto in voga nella Parigi di fine Ottocento; sullo sfondo è schierato un indistinto pubblico. Interessante è osservare come l'artista ha impostato e realizzato la scena: Valentin è ridotto perlopiù ad una sagoma arricchita da pochi dettagli e spostata sulla destra, creata utilizzando una tecnica a spruzzo consistente in piccole gocce d'inchiostro schizzate sulla pietra litografica al fine di ottenere una superficie sfumata, più chiara rispetto ai contorni neri, che in questo modo diventano una sorta di ombreggiatura sulla stessa. In secondo piano la Goulue è in posizione alternata a Valentin e diventa l'elemento centrale dell'opera: spicca il bianco della carta lasciato a vista per realizzare la gonna, mentre spazio al colore è dato nei capelli biondi, nella carnagione pallida, nella parte superiore dell'abito e nelle calze di un rosso scuro. È lei l'unico personaggio della scena di cui, seppur di profilo, c'è una precisa caratterizzazione attraverso la descrizione dei dettagli fisionomici. Il piano di fondo ritorna ad essere occupato da una semplice silhouette, quella del pubblico, dalla cui massa si riescono a distinguere solo i dettagli di alcune teste adornate da cappelli alla moda; oltre a fare da quinta scenica, Toulouse Lautrec lo ha utilizzato come espediente per dare un minimo di profondità alla rappresentazione, ponendolo in linea con le rette del pavimento nella parte destra, in modo da simularne un incurvamento.
Il colore piatto, le linee movimentate ed una tendenza alla bidimensionalità risentono dell'influenza delle xilografie giapponesi “Ukiyo-e”: questo stile particolare riusciva ad avere un maggiore impatto sui passanti e ad attrarre più facilmente la loro attenzione, obbiettivo primario di un manifesto pubblicitario. Lo si potrebbe definire un anti-naturalismo funzionale alla destinazione di quest'opera, enfatizzato dalla mancanza di chiaroscuro e dall'utilizzo di una prospettiva basata semplicemente sulla sovrapposizione di piani, non su di una costruzione vera e propria, lasciata intendere solo dalle righe del pavimento e dal pubblico che curva sulla parte destra. Non a caso Toulouse Lautrec aveva compreso già all'epoca l'importanza di una divisione tra l'affiche-mezzo di comunicazione per vendere qualcosa al pubblico, e l'opera d'arte propriamente detta, fatta per essere ammirata, ma che non aveva un “secondo fine” di tipo commerciale; effettivamente la litografia “Moulin Rouge. La Goulue ” per noi che la guardiamo oggi potrebbe essere considerata un' “opera d'arte con un secondo fine ”, ormai spogliata della sua funzione promozionale e rimasta con il solo valore artistico.


il famoso Moulin Rouge ad inizio novecento

Ma chi era la Goulue citata nel titolo dell'opera? Al secolo Louise Weber, era semplicemente una lavandaia alsaziana divenuta poi attrice e ballerina negli anni ottanta dell'Ottocento, una donna “volgare e sgradevole, ignorante e maleducata (2) che aveva dovuto alla golosità il suo soprannome. Jacques Renaudin, ovvero Valentin le Desossè per l'estrema agilità che lo faceva sembrare senza ossa, proveniva invece da una ricca famiglia di notai, era appassionato di danza e fu primo ballerino in vari locali. Ma il manifesto per il Molin Rouge non è l'unica apparizione che Valentin ha fatto nell'opera di Lautrec: già precedentemente quest'ultimo lo aveva rappresentato nel dipinto “Addestramento delle nuove arrivate da parte di Valentin le Desossè ”, del 1889-1890; anche in questo caso è di nuovo il suo particolare profilo ad essere rappresentato, ma a differenza della litografia l'artista indugia su alcuni particolari come gli occhi, la bocca ed i capelli. La Goulue è stata oggetto di vari schizzi veloci ed opere su tela, come un dipinto del 1891-92 intitolato “La Goulue entra al Moulin Rouge tra due donne ”, dove è raffigurata mentre con aria disfatta ed allo stesso tempo compiaciuta fa il suo ingresso nel famoso locale.

È importante fare un confronto per quanto riguarda la rappresentazione dei lavoratori nelle opere di Edgar Degas (1834-1917) e di Henri de Toulouse Lautrec: le lavandaie e le stiratrici di Degas, tutto sommato armoniose seppur prese mentre sono impegnate in lavori stancanti, contrastano nettamente sul piano ideologico e formale con i lavoratori ritratti da Toulouse Lautrec, sia nel caso specifico dell'affiche per il Moulin Rouge (non dimentichiamo infatti che anche i protagonisti del manifesto stanno lavorando), che nelle altre opere dell'artista.

Lautrec fu un ammiratore di Degas, i due artisti trovarono terreno comune nella scelta dei soggetti ritratti, che in generale potremmo definire come “un'umanità operosa ”, ma se Degas generalmente mostra con un certo garbo le “sue” donne, partecipando quasi alla loro fatica, Toulouse-Lautrec invece, da buon scrutatore dell'animo umano, punta su una rappresentazione realistica delle sensazioni provate, come il dolore, la stanchezza e la fatica, fino a schernire ed in alcuni casi condannare quell'umanità che egli stesso rappresenta. Ciò è riscontrabile anche in “Moulin Rouge. La Goulue”, in cui colpisce in modo particolare l'attenta analisi psicologica che l'artista ha fatto dei due personaggi principali, pur descrivendoli visivamente in modo sommario. Come si è visto in precedenza Toulouse Lautrec ha ridotto Valentin ad una semplice e sobria silhouette, ma non per questo la sua figura è poco interessante: il suo profilo si mostra mettendo in evidenza alcune particolarità del volto, come il mento sporgente ed il naso adunco, facendone quasi la caricatura di se stesso, o la caricatura che di lui ha voluto farne l'artista, il tutto unito al modo tipico di Lautrec di uno schizzo veloce, a tratti disarmonico. Tramite linee tese e piuttosto nervose è riuscito a mettere in luce le personalità dei due ballerini ed insieme a colpire lo spettatore con una rappresentazione fortemente caratterizzata nella sua semplicità grafica; nel descrivere la figura di Valentin le Desossé Douglas Cooper ha parlato di “contorno fortemente espressivo (3), il che la dice lunga sulle effettive capacità di Henri de Toulouse Lautrec d'indagare nella psicologia delle persone.

In “Moulin Rouge. La Goulue ” appare quanto mai forte la rottura che si era venuta a creare tra Lautrec ed il mondo accademico, di pari passo a ciò che accadeva nella sua produzione pittorica. Arrivare alla caricatura dei personaggi è stata parte integrante di questa rottura, una trasgressione che gli permise di farsi gioco di ciò che lo circondava; egli ha usato violenza nei confronti della Goulue e Valentin le Desossè, privandoli del loro status di stelle del Moulin Rouge e facendoli diventare la trasposizione visiva della sofferenza e della goffaggine in opposizione alla piacevolezza ed alla grazia.
Nell'opera di Henri de Toulouse-Lautrec si percepisce una straordinaria attitudine a studiare il mondo circostante, enfatizzata forse dalla sofferenza per una condizione fisica, la bassa statura, che lo relegò ad osservare dall'esterno tante delle scene ritratte, più che a parteciparvi. Egli si opponeva alla rappresentazione di una modernità esclusivamente festaiola e positiva, che trovava la sua più alta espressione nell'Art Nouveau, mostrando una vita comune privata degli stereotipi e sfiorando quasi il grottesco nel cogliere un'umanità caricatura di se stessa, magari non positiva, ma mai banale.


Andrea Rossetti (suoi diritti riservati di riproduzione)

Note
1) Crispino E., “Toulouse Lautrec”, Giunti 2004, p.68
2) Calligari P., “La vita e l'arte di Toulouse Lautrec”, Mondadori 1973, p.75
3) Cooper D., “Toulouse Lautrec”, Garzanti 1990, p.38

Bibliografia
Calligari Piera, “La vita e l'arte di Toulouse Lautrec ”, Mondadori 1973
Massari Stefania, Negri Arnoldi Francesco, “Arte e scienza dell'incisione”, Carocci 1987.
Cooper Douglas, “Toulouse Lautrec”, Garzanti 1990.
Pertocoli Domenico (a cura di), “Henri de Toulouse Lautrec” Catalogo della mostra (Verona 1994), Mazzotta 1994.
Fagioli Marco (a cura di), “Toulouse Lautrec: un artista moderno”, Catalogo della mostra (Firenze 1995 - 1996), Artificio 1995.
Pertocoli Domenico (a cura di), “Le donne di Toulouse Lautrec”, Catalogo della mostra (Milano 2001 - 2002), Mazzotta 2002.
Bergamini Giuseppe, Di Martino Enzo (a cura di), “Henri de Toulouse Lautrec: genio e sregolatezza”, Catalogo della mostra (Pordenone 2004 - 2005), Arti Grafiche Friulane 2004.
Crispino Enrica, “Toulouse Lautrec”, Giunti 2004.

 

 




Toulouse Lautrec ad Albi e dintorni
 approfondimento sui luoghi dell'artista ed il suo museo ad Albi


altre due celebri affiches
una grossa collezione dei manifesti di Toulouse-Lautrec
è in Belgio ad Ixelles



 

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