articoli ed interventi

Aventino

LA BASILICA DI SANTA SABINA

 

L'Aventino, ove si eleva la Basilica di Santa Sabina, è un luogo assai legato alle origini di Roma. Secondo la leggenda nel 753, mentre Romolo scelse il colle Palatino, Remo preferì l' Aventino come sede per la fondazione della città. L'altura, isolata e difesa da mura, divenne presto zona di attività commerciale e così il quartiere si popolò di sontuose dimore, templi ed oratori dedicati ai "sacra peregrina" ovvero ai culti professati dalle diverse genti qui confluite. Intensa doveva essere anche la vita religiosa della comunità cristiana: le matrone si riunivano nelle varie "domus " tra le quali vi era anche quella che accoglierà le spoglie di Sabina. La sua identità è nota attraverso l'iscrizione del coperchio della cassa marmorea entro la quale erano custodite le sue reliquie. Tale iscrizione, posta al centro della Schola Cantorum, allude alla "Passio Seraphiae et Sabinae ". Il testo, forse del IV secolo, ricorda che Sabina, dopo essere stata convertita da Serapia alla fede cristiana, viene decapitata sotto Adriano. Il suo corpo sarebbe stato sepolto in un "titulus" ossia una casa consacrata. La Basilica venne costruita proprio sopra tale "domus" e testimonianze dell'antica casa romana si possono ancora ammirare all'interno dell'edificio.


interno della basilica, foto © di Massimo Merlini -Dreamstime

Nel muro della navata destra, infatti, vi è una colonna di granito che doveva far parte dell'atrio interno dell'antica casa.

foto ingrandibili;  a cura di A. Morano relative a porta lignea, esterno basilica; colonna della precedente domus;

foto ingrandibili; a cura di alpav su altri particolari dell'antica basilica dell'Aventino

Insigne monumento dell'arte paleocristiana è la porta lignea che costituisce l'ingresso principale alla Basilica. Essa è inquadrata entro una stupenda cornice marmorea, forse "spolium " di modelli antichi o forse imitazione di essi, che riproduce decorazioni a palmette e fiorellini. La porta venne ideata e costruita intorno al 432 d.C. proprio per questo sito ed è l'unico cimelio di scultura lignea paleocristiana giunto a noi oggi il che spiega chiaramente la sua importanza del tutto eccezionale. Essa è costituita da due grandi ante in legno di cipresso ed è suddivisa in ventotto riquadri rettangolari dei quali ne restano solo diciotto. I riquadri, quattro piccoli alternati a tre grandi, sono incorniciati da un fregio naturalistico di grappoli e foglie d'uva e narrano scene tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento. Tra i vari riquadri il più interessante è quello, in alto a sinistra, raffigurante la "Crocifissione ". È la più antica raffigurazione plastica di tale soggetto: la Chiesa dei primi secoli vietava la rappresentazione di Cristo nel momento del Suo supplizio. L'intento iconografico è quello di dimostrare la concordanza tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento che culmina con il trionfo di Cristo e della Chiesa. La parte tergale della porta è suddivisa anch'essa in ventotto formelle di cui ne restano solo diciassette e presentano decorazioni a fogliami e fiori.

Armonia e luminosità caratterizzano l'interno dell'edificio esaltandone i suoi elementi costruttivi ed ornamentali. L'edificio, a pianta longitudinale e privo di transetto, è a tre navate divise da due file di dodici colonne di marmo scanalate con capitelli corinzi. È chiaro che le colonne, per la loro assoluta identità e per alcuni particolari di costruzione tipici del V secolo, sono state realizzate appositamente per la Basilica. Sopra le arcate, per tutta la lunghezza della navata centrale, vi è un rivestimento di marmi policromi, realizzato mediante la tecnica dell'opus sectile, che finge un muro a mattoni. In corrispondenza dei capitelli vi sono delle "insigna " militari stilizzate. Il loro significato simbolico è evidente: Cristo e la Fede Cristiana trionfano nell'Impero Romano. Sopra il portale di ingresso una fascia musiva occupa la parete in tutta la sua larghezza.

Un'iscrizione, di sette righe in lettere oro campite su fondo azzurro, ricorda che la fondazione della chiesa avvenne sotto il Pontificato di Celestino I (422-432) da parte del sacerdote dalmata Pietro d'Illiria. Alle due estremità del mosaico, su fondo oro, sono raffigurate due matrone. Quella di destra sorregge il libro del Nuovo Testamento e sotto i suoi piedi reca l'iscrizione "Ecclesia ex gentibus "; quella di sinistra, invece, ha in mano il libro del Vecchio Testamento e un'iscrizione la personifica come "Ecclesia ex circumcisione ". La spiritualità del mosaico è chiara: le origini della Chiesa cristiana nascono dalla conversione dei pagani e degli Ebrei. Da una antica stampa del 1690 opera del Ciampini, fedele illustratore degli antichi monumenti cristiani, si evince che all'estremità sinistra appariva San Pietro. Per simmetria si presume che a destra fosse raffigurato San Paolo ma è solo un'ipotesi in quanto nella stampa questa parte già risulta mancante.

lapide sepolcrale di Munio de Zavora
foto ingrandibile ( A. Morano)

Ovunque a terra vi sono lapidi sepolcrali: di esse quella di Munio de Zavora, Generale dei Domenicani morto nel 1300, è la più importante nella sua rara tipologia di lapide musiva. È al centro della navata principale e, attribuibile a Jacopo Torriti o Fra Pasquale da Viterbo, è testimonianza della presenza dei Cosmati nei lavori di abbellimento promossi dai Domenicani.

zona dell'altare e Schola Cantorum, foto © di Massimo Merlini -Dreamstime

La Schola Cantorum è del IX secolo ed è collocata verso il fondo della navata centrale. È stata ripristinata, nel corso dei due restauri del XX secolo, con lastre e frammenti dei pilastri e dei plutei originari. Il recinto è formato da lastre abbellite da motivi ornamentali le cui decorazioni sono proprie del simbolismo cosmogonico.


veduta parziale del "recinto", foto A.Morano

All'interno del recinto, a terra, è stata collocata la lapide che chiudeva la cassa marmorea del IX secolo ove erano poste le reliquie dei martiri Sabina, Serapia, Evenzio, Alessandro e Teodulo. Nella conca absidale un affresco realizzato nel 1569 da Taddeo Zuccari raffigura Cristo mentre predica sul monte contornato dai Suoi discepoli e dai Santi di cui si venerano le reliquie nella chiesa. Il simbolismo e la disposizione delle figure sono totalmente estranei al XVI secolo e si riferiscono all'iconografia in uso dal IV al XIII secolo. Inoltre nel catino sono presenti dei tasselli da mosaico: l'affresco di Zuccari, pertanto, è una riproduzione pittorica dell'antica decorazione musiva. Anche l'arco absidale, che ora presenta pitture a monocromo, era originariamente ornato da mosaici. In una serie di medaglioni sono raffigurati Cristo, Apostoli e Santi. Ai lati le due città di Gerusalemme e Betlemme da cui escono le colombe, simbolo dei fedeli.

A metà circa della navata destra si apre la cappella di San Giacinto. Fu fatta costruire dopo il 1594, anno in cui il Santo venne canonizzato. La cappella è a pianta quadrata e presenta, nelle pareti e nella cupola, affreschi di Federico Zuccari. La pittrice Lavinia Fontana realizzò, nei primi anni del '600, la tela per l'altare raffigurante San Giacinto che venera la Madonna.

Nella navata sinistra, di fronte alla cappella di San Giacinto, vi è la cappella dedicata a Santa Caterina. La cappella, chiaro esempio di classicismo barocco, è anch'essa a pianta quadrangolare ed è sormontata da una cupola. Se semplice e lineare è la struttura architettonica progettata da Giovanbattista Contini, sontuosa è la decorazione marmorea del pavimento e delle pareti e scenografiche sono le pitture realizzate da Giovanni Odazzi. Gli affreschi rappresentano scene di vita di Santa Caterina e, nella cupola, la Gloria della Santa in Paradiso.


 Sassoferrato, quadro Madonna Rosario, foto A.Morano

Sull'altare è stato posto un dipinto realizzato nel 1643 da Giovanbattista Salvi detto il Sassoferrato. Esso rappresenta la Madonna del Rosario assisa in trono con ai lati San Domenico e Santa Caterina. Questo capolavoro del Sassoferrato ben rappresenta il cambiamento della pittura del '600 che culminerà con l'opera del Bernini. Se la figura della Vergine ricorda le splendide Madonne di Raffaello, la figura di Santa Caterina si muove già come una delle opere del Bernini.
La Basilica di Santa Sabina offre ancora oggi uno dei più antichi, rari e sublimi esempi dell'architettura cristiana dei primi secoli.

Agnese Morano diritti riservati all'autrice


BIBLIOGRAFIA:

A. MUNOZ, Il restauro della Basilica di Santa Sabina, Palombi, Roma, 1938.
F. DARSY, Santa Sabina, in "Le Chiese di Roma illustrate", Marietti, Roma, 1961, pp. 5-166.
C. FALDI GUGLIELMI, Roma: Basilica di Santa Sabina, in "Tesori d'Arte Cristiana", Il Resto del Carlino, Bologna, 1966, pp. 85-112.

 


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