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IL CHIOSTRO DI CASAMARI
 
 

Per la parte fotografica hanno collaborato i web master dei siti www.casamari.it (sopra)  e www.menteantica.it (sotto) che ringraziamo per la cortesia dimostrata.

Il chiostro di Casamari, di forma rigorosamente quadrata (30 x 30 m.), si appoggia, secondo lo schema più diffuso del razionale Bernardinischer Grundtypus, al lato meridionale della chiesa e comunica con essa attraverso due aperture: la porta dei coristi e quella dei conversi.

Questo spazio aperto, collocato al centro degli edifici monastici per facilitare il passaggio da un ambiente all'altro, rappresenta il centro ideale ma anche materiale di tutta la costruzione monastica, ad esso erano infatti direttamente collegati, oltre la chiesa, quasi tutti gli edifici conventuali: la sacrestia, l'armarium, la sala capitolare, i dormitori dei monaci, il refettorio, il parlatorio ecc., mentre lungo la galleria settentrionale, quella addossata alla chiesa, correva un sedile in pietra sul quale i monaci potevano sostare.

A Casamari viene rispettata questa tipologia planimetrica esportata dal cantiere-scuola cistercense in tutta Europa, ma la scultura architettonica dell'alzato si libera dai severi dettami bernardini, perseguiti nelle primitive chiese dell'Ordine, per sottolineare con ricchezza decorativa alcuni elementi architettonici quali i capitelli, le basi delle colonne e le lunette dei portali.

Bernardo di Clairvaux (1091-1153), nelle sua ideale ricerca della povertà, dell'essenzialità, aveva infatti condannato e vietato non solo la profusione di oro e pietre preziose, vetrate e pavimenti istoriati, ma anche l'uso di decorazioni fantastiche nelle chiese e nei chiostri, capaci solo di distogliere l'attenzione dei monaci dalla meditazione.

Nonostante ciò dalla sua morte soprattutto in quest'ultimo spazio si incominciò ad abbandonare l'austerità iconografica osservata all'interno della chiesa, in un crescendo che dall'inizio del XIII secolo ha riscontro negli esempi italiani.

Nei chiostri le forme semplificate e astrattizzate, i disegni e gli schemi puramente geometrici di Fontenay e di Pontigny I, si trasformano e si arricchiscono di motivi vegetali, zoomorfi e in rari casi antropomorfi.

Il chiostro di Casamari mostra per ogni lato quattro bifore e un valico centrale a tutto sesto, conducente al giardino. Tre coppie di colonnine di calcare sostengono due arcatelle presentando capitelli vivacemente scolpiti, i fusti delle colonne (diametro 12 cm. circa) di varia fattura sono generalmente lisci, ma anche scanalati, a linea spezzata, a treccia.


Al centro del giardinetto sta un pozzo ottagonale attorno al quale, agli angoli, si dispongono otto colonnette delle stesse dimensioni di quelle delle arcate.

La struttura odierna del chiostro deriva da una ricostruzione effettuata tra il 1722 e il 1723 ad opera di mastro Paolo della Ricca, il quale, dopo aver ricostruito dalla base i muri, aver sistemato armoniosamente le colonnine e i capitelli superstiti, secondo una razionale simmetria ottenuta assemblando in maniera più o meno arbitraria i vari frammenti architettonici, e aver aperto quattro valichi d'accesso al giardino al centro di ogni lato, egli si occupò della costruzione della copertura delle gallerie a volta cilindrica spezzata da vele.

Questa sistemazione settecentesca ha, purtroppo, alterato la storia e la cronologia costruttiva del documento architettonico, impedendo di ipotizzare i tempi di esecuzione.

La totalità della critica, da C. Enlart ad oggi, situa comunque la sua erezione tra il 1220 e il 1222 circa.

A cura di Donatella Lodico

Casamari, museo ed abbazia

Abbazia Fossanova

 

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