schede d'arte

L'ESPRESSIONISMO ITALIANO

 

L’Espressionismo è un movimento artistico di rilievo internazionale, datato al primo ventennio del 1900 ed ormai ampiamente indagato in ogni sua manifestazione, tuttavia è stato solo nel 1990 che Renato Barilli ed Alessandra Borgogelli, in occasione di una mostra organizzata a Torino, hanno messo in evidenza l’esistenza di un Espressionismo italiano, definendolo un «continente sommerso ». In effetti, nel territorio italiano non c’è stato alcun gruppo artistico che si fosse raccolto sotto l’etichetta di Espressionismo però vi sono stati alcuni artisti che hanno prodotto delle opere d’arte secondo canoni espressionisti, quindi opere accomunate da una figurazione selvaggia, da visioni sintetiche, appiattite, prive di dati icastici e nelle quali erano diventate due parole d’ordine la deformazione ed il primitivismo, come recita il titolo di un saggio di A. Borgogelli.
Quest’ultima indicava con il primo termine il processo di scarnificazione a cui veniva sottoposta la realtà, ridotta a pochi tratti essenziali, perfino attribuendo alla figura umana dei tratti animaleschi e dando l’impressione che fossero proprio il dolore e la miseria dell’umanità rappresentata a causarne la deformazione. Invece con il termine di primitivismo si riferiva alla ripresa di molte caratteristiche proprie delle opere degli artisti del Duecento, come Giotto, Lorenzetti e Duccio di Buoninsegna, basti pensare all’indifferenza nei confronti dei problemi prospettici e spaziali, allo schiacciamento delle figure rappresentate e all’uso dei formati a predella, cioè lunghi e stretti.
Queste sono tutte caratteristiche presenti nei veneti Umberto Moggioli, Tullio Garbari, Gino Rossi ed Arturo Martini, raccoltisi attorno al critico d’arte Nino Barbantini che gestiva Cà Pesaro, affermatasi come una sorta di contro Biennale, poiché la Biennale aveva ancora un gusto arretrato.

Ca' Pesaro, Venezia
Venezia, Ca' Pesaro -foto Attilios, wikipedia

U. Moggioli era caratterizzato dal binomio linea-superficie tipico del Simbolismo però aveva immesso forza e violenza tracciando le linee di contorno in modo selvaggio e trasformando il colore in densi grumi materici. G. Rossi all’inizio del 1900 aveva soggiornato in Bretagna, proprio nei luoghi in cui Gauguin aveva messo a punto la tecnica del cloisonnisme, e ritornato ad Asolo e a Burano realizzò molte opere secondo quel linguaggio stilistico, tracciando però le linee alla brava e stendendo anche il colore in modo selvaggio, così da lasciare in evidenza i valori di pasta e di mano. T. Garbari voleva riportare l’Occidente alla docta ignorantia dei bambini e dei primitivi, popolando le sue opere di figure elementari e portando la visione a un grado zero, come nel suo manifesto Gli intellettuali al caffè. Invece A. Martini era uno scultore che, nonostante il rilievo ed il tutto tondo propri della disciplina da lui praticata, ha optato per la bidimensionalità realizzando dei graffiti plastici sulla cui superficie praticava dei tagli. Un esempio è L’ubriaco, il cui volto è attraversato da spasmi di dolore esprimenti le cariche psichiche interiori.
In Toscana erano attivi Lorenzo Viani e Alberto Magri; il primo è stato allievo di G. Fattori alla Libera Scuola del Nudo apprendendo una lezione di sintesi, poi ha soggiornato a Parigi entrando in contatto con Van Dongen e nelle sue opere ha sempre rappresentato quell’umanità al limite da lui trattata in modo crudo e violento, caratterizzata da scansioni ossee, braccia e gambe allungate, calotte craniche schiacciate ed una gamma cromatica stridente. Invece in riferimento a Magri si è parlato di «primitivismo candido», poichè usava colori chiari e delicati mentre il formato era quello narrativo, a cartiglio, ed i temi affrontati consistevano in scene di vita quotidiana riflettenti l’anima vernacolare propria di Firenze.
Significativo è stato anche il contributo di tre artisti isolati: Adolfo Wildt, Alberto Martini e Duilio Cambellotti. A. Wildt era uno scultore milanese, autore di vere e proprie maschere marmoree, come la Maschera dell’Idiota e la Maschera del dolore, nelle quali i tormenti interiori determinano l’aspetto del viso e chiudono il personaggio in se stesso.
Alberto Martini era originario di Oderzo, dove gli si dedicò un museo, ha illustrato importanti opere letterarie, come il Morgante Maggiore di Pulci, e nelle sue tele vi sono figure umane il cui fulcro si trova negli occhi, mentre il resto del corpo assume il ruolo di un costume di fattura centrica, composto da curve regolari.

Casina delle Civette
presso la Casina delle Civette a Roma sono
conservate diverse opere di Cambelotti, foto alpav

Cambellotti invece era romano, affermatosi come decoratore, illustratore, pittore-scultore, caratterizzato anch’egli dal binomio linea-superficie, tracciava con un linearismo aspro sagome dure, legnose, anchilosate, dotate di spigoli, gomiti e becchi adunchi che conferivano un andamento a scatti allo spazio. Infine non si può dimenticare il Cenacolo Baccarini affermatosi a Faenza, capeggiato appunto da Domenico Baccarini e composto da Giovanni Guerrini, Francesco Nonni, Domenico Rambelli e Giuseppe Ugonia.
Secondo A. Borgogelli e R. Barilli sono questi i rappresentanti dell’Espressionismo italiano ed è stato un loro grande merito aver realizzato quest’opera di ricognizione.

scheda a cura di Giada Carraro (diritti interamente riservati)
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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI DELL'ARTICOLO

- R. Barilli e A. Borgogelli (a cura di), L’espressionismo italiano, Fabbri Editore, Torino-Milano 1990.
- R. Barilli, Le membra sparse di un Espressionismo nostrano, in R. Barilli, Storia dell’arte contemporanea in Italia. Da Canova alle ultime tendenze, Bollati Boringhieri, Torino 2007, pp. 207-37.
 

 


 

 

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