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schede d'arte

STORIA DEL LOUVRE E DELLE SUE COLLEZIONI DI PITTURA

turista al Louvre-photo by dreamstime

Nel luogo in cui ora è ubicato il famoso museo negli anni appena successivi al 1190 e per iniziativa di Filippo II Augusto era stata costruita una fortezza per motivi difensivi. Qualche tempo dopo, re Carlo V il Saggio (1338-1382) decise di trasformare la fortificazione in sua residenza avvalendosi della collaborazione dell'architetto Raymond du Temple. L'edificio che ne risultò fu poi migliorato da Francesco I (1494-1547) che aveva ammirato in Italia alcune belle dimore rinascimentali.

Con Francesco I si creò anche una vera collezione d'arte che inizialmente era ubicata anche a Fontainebleau. E qui, in qualche caso tramite Francesco Melzi, pervennero alcune opere di Leonardo da Vinci: la celebre Gioconda, la Madonna con Sant'Anna e San Giovanni Battista.
Intorno al 1518 al re francese erano stati poi donati due dipinti di Raffaello (la Sacra Famiglia ed il gran San Michele), una tela di Sebastiano del Piombo ecc. Due dipinti di Andrea del Sarto furono invece acquisiti perchè il pittore fu ospite del re. Si tratta delle opere: la Sacra Famiglia e la Carità.


il Louvre intorno al 1550



la famosa Gioconda di Leonardo da Vinci
Il quadro probabilmente era a Fontaineblau fino a quando non fu spostato
a Versailles. Il dipinto fu poi trasferito al Louvre solo con la rivoluzione


Mostra Louvre ottobre 2017-gennaio 2018 : il gusto di François I per l'arte italiana è noto,
ma il suo regno fu pure segnato dal coinvolgimento di artisti olandesi che si stabilirono in
Francia (Jean Clouet, Corneille de Lyon ecc). La locandina della mostra riproduce un ritratto di J.Clouet

Morto Francesco I i lavori furono poi continuati dal successore Enrico II (1519-1559) e dalla reggente Caterina de' Medici. In questi frangenti molte decorazioni del palazzo furono affidate a Jean Goujon. Ci fu poi una stasi di circa 20 anni e si esaurì anche la dinastia dei Valois. Per individuare il successore di Enrico III (ucciso da un monaco nel 1589) fu individuato un ramo familiare (i Borbone) creatosi dopo Luigi il Santo.

Fu quindi Enrico IV di Borbone (1553-1610, già re di Navarra) a riprendere, anche con slancio, i progetti del palazzo del Louvre. Ed in questi si impegnò un po' anche la moglie Maria de' Medici. In tale periodo furono creati nuovi ambienti, si provvide a belle decorazioni e all'acquisizione di nuovi dipinti (all'inizio del seicento la collezione era formata da oltre 200 quadri).
Successivamente in qualche progetto di decorazioni fu coinvolto anche il famoso Jean-Baptiste-Colbert, ma, salvo che per una serie di dipinti commissionati nel 1621 al Rubens e l'acquisizione indiretta di quadri che erano appartenuti ai Gonzaga di Mantova, gli incrementi delle collezioni reali furono limitati. Semmai furono i celebri cardinali Richelieu e Mazzarino (successore del primo come primo ministro) che si impegnarono molto nelle loro collezioni private e, per strade diverse, molte opere confluiranno poi nei palazzi reali. Può essere riferito come aneddoto che il dipinto di Poussin "Peste di Azoth" passato dalle collezioni di Richelieu a quelle del re, era stato inizialmente di uno strano personaggio come il palermitano Fabrizio Valguarnera (rinchiuso nel carcere romano di Tor di Nona per varie accuse). Altra vicenda particolare (accennata in altra nostra pagina) è quella di due dipinti del Mantegna (Parnaso e Minerva caccia i vizi dal giardino delle Virtù). Questi quadri, originariamente nel castello del defunto Richelieu nel Poitou, con la rivoluzione erano stati assegnati per competenza al museo di Tours, ma il direttore del Louvre li volle a Parigi ed in cambio girò a Tours due predelle (sempre del Mantegna) della Pala di San Zeno che Napoleone aveva requisito a Verona.


La presa di Jülich; uno dei quadri di Rubens per il ciclo dedicato a Maria de' Medici (da wikipedia)


La cena di Emmaus del Veronese, era del Richelieu e passò al re con la morte del cardinale nel 1642


Con Luigi XIV furono completati alcuni ambienti anche con la collaborazione dell'architetto Le Vau e furono gradualmente aumentate le collezioni artistiche (dall'eredità Mazzarino pervenne, fra l'altro, La Venere del Pardo del Tiziano). Nel 1665 furono a Parigi alcuni quadri già nella collezione di Camillo Doria Pamphili (e fra questi una delle versioni della Buona Ventura del Caravaggio). Intorno al 1671 arrivarono un'altra tela del Caravaggio (La Morte della Vergine) e diversi dipinti degli Holbein ecc.


recente mostra al Louvre sul ruolo del ricco Everhard Jabach
(amico di Van Dyck ed altri artisti) nella formazione delle collezioni reali

Nel frattempo a Parigi prendeva piede un'iniziativa autonoma come il Salon. La prima edizione, a cura dell'Accademia di Pittura e di altri, fu nel 1667 (e fu esposto anche un dipinto di Mathieu Le Nain ). Ma molte delle successive edizioni (dal 1737 al 1848) furono ospitate presso il Salon Carrè del Louvre. Ogni tanto i re si interessavano a qualcosa di ciò che era esposto. Tanto per fare un esempio, Luigi XV acquisì direttamente da Chardin la prima versione (1740) del dipinto Le Benedicitè.



F.Boucher, il Bagno di Diana, il quadro fu presentato al Salon del 1742
ma fu acquisito dal Louvre nel 1852

Nel frattempo i gusti erano un po' cambiati e all'inizio del diciottesimo secolo le opere di artisti italiani erano largamente superate dai dipinti di pittori fiamminghi ed olandesi. Qualche tempo dopo circolarono pure idee innovative spesso ispirate dagli illuministi e Luigi XV, visto anche il breve esperimento al Palais du Luxembourg, approvò anche l'idea di destinare il Louvre a museo pubblico con la denominazione di "Palais des Arts". Con Luigi XVI ci fu un rinnovato impegno nell'acquisizione di nuove opere (non escluse quelle di artisti francesi) da diverse fonti. E non mancò qualche circostanza favorevole (furono infatti disponibili sul mercato diversi dipinti appartenuti a conventi belgi).
La Rivoluzione ovviamente cambiò molto la situazione. Le collezioni reali divennero pubbliche e al Louvre furono trasferiti quadri che prima erano in altri palazzi ovvero in monasteri e simili.


La Madonna Rolin di van Eyck; il quadro stava ad Autun (Borgogna)
Era noto a Luciano Bonaparte che da giovanissimo aveva studiato in quella città
Fu trasferito a Parigi per ordine del Direttorio della Repubblica

Con la rivoluzione il Louvre diventò un museo del tutto pubblico, fu creata una commissione e vi furono sistemati ulteriori dipinti che erano appartenuti a chiese (da Autun anche un dipinto di Fra Bartolomeo). Ma dopo qualche anno fu l'epoca di Napoleone e fu tutt'altra storia. Dal 1796 grazie a requisizioni ed indennizzi di guerra pervennero nel museo moltissime opere dall'estero. Ci furono degli ampliamenti e nel 1802 fu nominato un direttore efficace come Vivant Denon che diversi anni dopo dovette preoccuparsi delle numerose restituzioni che il Denon gestì con la possibile abilità fino al 1816. Per colmare i diversi vuoti furono quindi trasferiti al Louvre molti quadri che erano nel Palazzo del Lussemburgo (lo stesso dal 1818 fu destinato ai dipinti degli artisti viventi).


il Louvre all'epoca di Napoleone, vecchia stampa


Camille Corot, danza delle ninfe, una mattina
VICENDE: acquistato dallo stato al Salon del 1851 , assegnato nel 1854 al Palazzo del Lussemburgo
Poi assegnato al Louvre nel 1874, depositato al museo d'Orsay nel 1986


Botticelli, particolare di affresco staccato
pervenuto al Louvre tramite mercato antiquario nel 1882
Nel 1873 i proprietari dell'epoca (Lemmi) di una villa in Firenze-Careggi
avevamo rinvenuto un ciclo di affreschi poi attribuiti al Botticelli

I Borboni tornati a Parigi non ebbero disinteresse per il grande museo anzi continuarono ad impegnarsi nella realizzazione di nuovi spazi e decorazioni. Similmente avvenne con Luigi Filippo. Tuttavia un grande rilancio del Louvre ci fu quando si insediò Napoleone III (il Louvre fu definito Citè Imperiale) . Nonostante i successivi cambiamenti politici il Louvre era però motivo di vanto per tutti i francesi e fino ai nostri giorni c'è stato comunque un certo impegno. Nel tempo ci sono state anche diverse importanti donazioni. Per l'arte impressionista possono essere citate- a titolo di esempio- la donazione di Isaac Camondo (1911), nel 1966 quella importantissima della collezione Walter-Guillaume, il dono di Eduardo Mollard ecc. (raccolte spesso sistemate in musei collegati). Fra i donatori italiani può invece essere ricordato Fabrizio Lemme (1997, con diversi dipinti del Barocco italiano).


David, particolare del quadro dedicato a madame Recamier


Gilles di Watteau
Il dipinto era nella collezione di Louis La Caze e fu
esposto al Louvre, insieme ad altri della stessa provenienza, dal 1870
Nel complesso la donazione La Cage includeva circa 580 pezzi
Fra questi anche dipinti dei fratelli Le Nain, Fragonard, Chardin ecc.


Portrait of Monsieur Bertin di Ingres
Non sempre donazioni : nel 1897 un' erede Bertin per 80.000 franchi vendette il quadro al Louvre

 


Durante la seconda guerra mondiale molte opere del Louvre furono portate in provincia
sovente depositate in castelli della Loira. Durante l'occupazione tedesca il museo fu aperto per quello che era rimasto.
Il film Francofonia è collegato ad alcune vicende del tempo.



esempio di donazione recente (2010):
AXA assicurazioni ha donato Reniement de Saint Pierre di Louis ovvero di Antoine Le Nain (*)
Il noto gruppo, fra le altre opere, nel 2003 ha donato due sanguigne di Rosso Fiorentino e nel 2006 un ritratto per mano di Ingres



la famosa piramide disegnata da Ieoh Ming Pei
Fu realizzata nell'ambito del progetto Grand Louvre di Mitterand



l'atelier Delacroix è collegato al museo del Louvre
A Lens nel nord è stata creata una moderna sezione del museo parigino




artisti e mecenati alla corte del Re Sole



(*) sul citato quadro di uno dei fratelli Le Nain, il comunicato stampa del competente ministro (pubblicato dall'AXA) precisava: "Apparu dans une vente a Nancy le 19 mars 2000, sous l’intitulè « Ecole de lorraine du XVIIe siecle », le tableau est mentionnè pour la première fois le 4 mars 1656 lorsque l’Academie royale de Peinture et de Sculpture, en quete d’un local, envoie une delegation a son protecteur, le cardinal Mazarin, pour obtenir l’octroi d’un logement aux galeries du Louvre. Le sachant collectionneur averti, elle lui offre deux peintures, un « tableau de fruits fait par M. Lemoyne et celui de Saint Pierre de defunt M. Le Nain ». Cette mention est importante car deux des trois freres Le Nain, Antoine et Louis, etaient morts subitement en mai 1648 : le « Saint Pierre de defunt M. Le Nain », si l’on s’en tient à la lettre, serait donc necessairement l’oeuvre de l’un d’eux, et le troisieme et plus jeune frere, Mathieu, qui mourra en 1677, serait hors de cause. Mais la question est peut-être plus complexe…


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