sommario schede arte

 

ARNOLFO DI CAMBIO


Roma, S.Paolo fuori mura, ciborio, foto Franco L. 2005


Roma - Ciborio della chiesa di San Paolo fuori le Mura - marmo sorretto da colonne in porfido - 1285


Eseguito nel 1285, il ciborio per l'altar maggiore della basilica di San Paolo fuori le Mura è opera superba di Arnolfo di Cambio che lascia la sua firma in un'apposita targa cum suo socio Petro, variamente identificato con Pietro d'Oderisio o con Pietro Cavallini (altro grande protagonista dell'arte romana). Ancora oggi sono numerosi i dubbi e le incertezze intorno alla figura e alle opere di Arnolfo che, dalla tradizione risalente al Vasari, incarnò in pieno la figura dell'artista internazionale, capace di fondere le molte e complesse istanze dell'arte italiana con le novità gotiche francesi. Al suo nome sono legate le correnti più avanzate della cultura artistica dell'epoca: quella espressa dal linguaggio classicheggiante di Nicola Pisano, accanto al quale Arnolfo appare per la prima volta nelle vesti di "discipulus" nei documenti relativi al Pulpito di Siena (1265) - la sua mano è individuabile nei momenti di maggiore dinamicità della resa scultorea- e quella cistercense, nell'ambito del Cantiere del Duomo di Siena; ma è alla corte di Carlo d'Angiò e a Roma che il suo linguaggio artistico giunge alla piena formulazione con l'utilizzo di modelli antichi, da cui deriva pose ed atteggiamenti arricchiti da una tensione dinamica, e con una rigorosa volumetria plastica attestante la diretta conoscenza della contemporanea scultura ed architettura gotica francese, in particolare parigina.
Non è nota la data del suo arrivo a Roma, ma a partire dall'ultimo ventennio del Duecento Arnolfo è ormai protagonista della scena romana, essendo coinvolto in tutte le maggiori opere commissionate da papa Nicolò IV (1288-1292) e poi da Bonifacio VIII. Firma il ciborio di San Paolo fuori le Mura (1285), il Presepe di Santa Maria Maggiore, i lavori all'Aracoeli, il Monumento Annibaldi (1276) in S. Giovanni in Laterano - che costituì un prototipo per le tombe romane del periodo gotico e imposta il problema del rapporto architettura-scultura nel monumento funebre -, il ciborio di Santa Cecilia in Trastevere (1293), le statue di San Pietro e il Monumento a Bonifacio VIII (1300) nel complesso della Basilica Vaticana.
Roma rappresenta la tradizione classica, sia attraverso la visione diretta dei ruderi romani, sia con la conoscenza dei marmorari laziali, i Cosmati (vedi) , dai quali ricava il senso del colore e il gusto per le incrostazioni di pietruzze policrome e dorate a motivi geometrici, ma tipicamente arnolfiana è l'armonia e il controllo delle parti in una mirabile opera di sintesi formale. L'equilibrio tra elemento architettonico e parti scolpite raggiunto da Arnolfo è ben individuabile nei cibori, un classico ornamento delle chiese romane. Il ciborio di San Paolo fuori le Mura presenta una forte influenza francese, è infatti ispirato al doppio ciborio della Sainte-Chapelle di Parigi precedente di un decennio. Qui la tradizionale edicola su colonne è riformulata secondo le linee del linguaggio gotico rayonnant per l'adozione del "gable", o baldacchino con timpani triangolari: le quattro colonne in porfido sorreggono il baldacchino, in cui gli archi ogivali trilobati, timpani triangolari ornati da rosoni a traforo, le cuspidi, i pinnacoli e un alto fastigio centrale accentuano lo slancio verso l'alto.


particolare; foto Franco L. 2005

Malgrado la preziosità dei particolari e il perdurare del gusto coloristico dei fondi a mosaico e dei profili dorati nei pennacchi e nei sovrastanti timpani triangolari, Arnolfo mantiene una composizione essenziale con poche statue - S. Benedetto, S. Paolo, S. Pietro e S. Timoteo- collocate nei punti vitali della composizione, ma rigorosamente subordinate all'organismo architettonico sulla scia degli esempi gotico-radianti parigini. L'effetto complessivo punta verso una decisiva spinta ascensionale esprimendo quella concezione gotica dell'architettura in ogni sua faccia, separata dalle adiacenti da spigoli vivi, prestandosi ad una visione strettamente frontale.
Arnolfo ha la capacità di sintetizzare le forme: riesce con pochi colpi a dare espressività alle proprie figure; dunque non si limita a copiare l'arte antica per ammantarsi di autorità formale, ma la cita citando i suoi significati d'origine e aggiornandoli, cosi come cita le sue forme traducendole in forme gotiche. Arnolfo è indubbiamente architetto e come tale firma il ciborio di San Paolo Fuori le Mura, è ingegnere (come dimostra la sua attività giovanile per Carlo d'Angiò), urbanista, scultore e conoscitore dell'antico e forse - stando alle appassionate ipotesi di Angiola Romanini - pittore, qualora lo si voglia identificare con il Maestro di Isacco, autore delle celebri scene nella Basilica Superiore di Assisi. Nessuna certezza esiste sulla data della morte, attestata da taluni nel 1302, avvenuta comunque prima del 1310.

Maria Rita Ursitti (diritti di riproduzione dell'autrice e collegati diritti del sito)

 


note integrative a cura redazione

Arnolfo di Cambio ( 1245-1310 con le incertezze sopra accennate). L'artista toscano iniziò la sua principale attività collaborando con Nicola Pisano. Oltre che i suoi noti cibori (S.Paolo fuori le mura - vedasi articolo sopra.), in Santa Cecilia a Trastevere, diverse sculture, ecc. vanno ricordati i suoi interventi a Palazzo Vecchio (Fi ), S.Maria del Fiore (Fi), il suo celebre presepe in Santa.Maria Maggiore a Roma. Ad Orvieto infine il grande artista ha lasciato il Monumento al Cardinale Braye che, dopo i restauri, è stato ricollocato nella cittadina umbra. Interessante anche il suo monumento funebre a papa Bonifacio VIII.

 


particolare tomba Cardinale. Annibaldi, foto Alpav 2005
chiostro in Laterano

 


Arnolfo di Cambio, ciborio in S.Cecilia a Roma (Trastevere): foto alpav 2008
L'opera risale al 1293 ed è composta da pezzi sapientemente incastrati fra loro


uno dei marmi conservati a Perugia (Galleria Nazionale) (riprod. da francobollo)
proviene dalla fontana del “Grifo e del Leone”,  detta anche “degli Assetati”, opera monumentale che Arnolfo eseguì per
 l'antico Comune di Perugia all’inizio del 1281, all'epoca collocata nel lato della piazza grande opposto alla fontana Maggiore


presepe in Santa Maria Maggiore-foto ap
Arnolfo realizzò queste statue nel 1291
L'antico nome della basilica era infatti "Sancta Maria ad Presepem e
dall'epoca della conquista islamica della Terrasanta c'era un oratorio
 destinato alla conservazione di reliquie attinenti la Nascita del Cristo
Dopo le sconfitte dei crociati papa Niccolò IV decise di dare risalto a
 questa tradizione ed al ruolo della basilica come seconda Betlemme. Quindi
l'incarico all'artista fu praticamente conseguente

 


mostra curata a Firenze fra il 2005 ed il 2006
Nello stesso periodo (per il VII centenario della morte di Arnolfo) si sono tenute mostre anche a Perugia ed Orvieto)

 

Arnolfo Cambio, ulteriore documentazione
in storia directory



l'epoca di Arnolfo



HOME