eventi e restauri

LA PALA DI SAN ZENO DEL MANTEGNA
Introduzione storica, le predelle di Tours e documentazione sui lavori di restauro. Foto della chiesa veronese.

A proposito di questa grande opera del Mantegna il Vasari così  narrava : " ....fece in Verona una tavola per l'altare di S.Cristofano e di S.Antonio, et al canto della piazza della Paglia fece alcune figure. In S.Maria in Organo , ai fratelli di Monte Oliveto, fece la tavola dell'altar maggiore, che è bellissima  (foto) , e similmente quella di San Zeno..."

 


la pala restaurata nel 2009 (le antiche predelle sono sostituite da copie)


originale della predella della Resurrezione, dall'epoca napoleonica a Tours -M.B.A
Le due opere sono a Tours per via di un vecchio scambio.
Erano infatti a Tours due altre opere del Mantegna provenienti dalla collezione Richelieu


particolare della seconda predella a Tours, la terza predella trovasi invece al Louvre.

La monumentale Pala di San Zeno (cm 480x450) è l’ultima opera dipinta da Mantegna a Padova prima del suo trasferimento a Mantova. Commissionata dall’abate Gregorio Correr, venne consegnata all’abbazia benedettina di San Zeno nell’estate del 1459. Nonostante gli elementi che la compongono siano quelli tradizionali della struttura di un polittico, per l’unitarietà dell’impostazione spaziale sottolineata dalla cornice rinascimentale essa costituisce la prima ancona dipinta alla maniera moderna nell’Italia Settentrionale e uno dei più precoci esempi di sacra conversazione. Se fondamentale fu, nella concezione dell’opera, la diretta conoscenza del lavoro di Donatello a Padova e la cultura archeologica, l’intensità sentimentale, lo studio della luce e dell’atmosfera segnano, soprattutto nella predella sottostante che consta di tre pannelli, il momento di maggiore vicinanza tra Andrea e Giovanni Bellini, di cui nel 1453 aveva sposato la sorella Nicolosia. Dopo le c.d Pasque Veronesi, l'opera fu selezionata da Napoleone per il Museo del Louvre, la Pala di San Zeno arrivò a Parigi nel 1798. Nel 1806 i due scomparti esterni della predella, raffiguranti la Preghiera nell’orto (foto)  e la Risurrezione furono inviati al Musée des Beaux-Arts di Tours (dove ancora si trovano), in ‘cambio’ di due importantissime tele dell’artista: il Parnaso (foto)  e Minerva caccia i vizi dal giardino delle Virtù (foto)  , provenienti dallo studiolo mantovano di Isabella d’Este Gonzaga. L’elemento centrale con la Crocifissione (foto) rimase invece al Louvre. La pala fu restituita a Verona nel 1815 priva della predella, sostituita da copie di Paolino Caliari (estratto della nota della D.ssa Paola Marini , direttrice museo Castelvecchio)



interno della chiesa di San Zeno a Verona, foto a.p.
dopo i restauri la famosa pala fu nuovamente sistemata sull'altare maggiore


altra visuale dell'interno della chiesa, foto a.p.


il chiostro attiguo alla chiesa San Zeno a Verona, foto a.p.


l'interno della chiesa in vecchia foto. Ovviamente va segnalata altra
nostra pagina sul magnifico portale di San Zeno


il museo di Tours tiene particolarmente all'arte del Mantegna ed organizza
pure delle mostre, grazie anche a prestiti ecc.
Nella locandina di sopra si vede parte della predella conservata al Louvre


ARCHIVIO, comunicato stampa sul restauro della Pala :  il restauro della Pala di San Zeno, capolavoro del Mantegna, terminerà entro due anni, lo ha affermato Marco Ciatti, direttore del Settore di Restauro dei Dipinti su tela e tavola dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, durante la conferenza stampa di presentazione dell’inizio del restauro. L’Opificio ha attivato una speciale procedura che permetterà in tempi brevi di portare a termine il restauro, vista l’importanza dell’opera e il significato che riveste per la sua città.

550 anni fa, nel 1457, Andrea Mantenga inizia a dipingere la pala per l’altare maggiore della basilica di San Zeno a Verona. Mantegna ha circa trenta anni, oramai celebre e affermato, realizza un’opera complessa in cui convivono pittura, scultura e architettura: un’opera che segna il suo ingresso nella piena maturità artistica e una tappa fondamentale dell’arte del Rinascimento nell’Italia settentrionale.

Oggi, a cinque secoli di distanza, la Pala di San Zeno si trova nei Laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per essere sottoposta ad un delicato intervento di restauro.

Nel 2006, la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico delle province di Verona, Vicenza e Rovigo e l’Amministrazione Comunale di Verona, Assessorato alla Cultura, Museo di Castelvecchio chiesero all’Opificio delle Pietre Dure di effettuare una verifica dello stato di conservazione della Pala di San Zeno, per valutare la possibilità di smontare ed esporre l’opera alla grande mostra del Mantegna prevista a Verona. All’indomani dell’esposizione, il Comune di Verona ha destinato una parte significativa dei ricavi della mostra a sostenere il progetto di restauro e la pubblicazione che lo documenterà. L’esame del dipinto mise in luce l’esistenza di numerosi problemi conservativi dovuti principalmente a tre fattori: il naturale invecchiamento dell’opera in rapporto alle condizioni ambientali, i precedenti restauri e l’errato rimontaggio della struttura, conseguente ai numerosi spostamenti della pala nel corso dei secoli. Venne allora progettato ed eseguito un primo intervento - curato dall’Opd e dalla Soprintendenza - che permise l’esposizione dell’opera, rimandando la soluzione definitiva delle problematiche ad una fase successiva.

A febbraio 2007, finita la mostra dedicata al Mantegna, l’opera, compresa la splendida cornice lignea intagliata e dorata, è stata trasportata nei laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure a Firenze per essere sottoposta alle prime indagini diagnostiche del complesso progetto di conservazione. La campagna fotografica, eseguita ad altissima risoluzione, a luce radente e a varie lunghezze d’onda, hanno permesso di comprendere più a fondo i problemi conservativi dell’opera che riguardano sia la superficie pittorica che il supporto ligneo e la cornice, problematiche su cui è indispensabile intervenire prima che causino danni maggiori. Sul piano del supporto ligneo, l’intervento odierno dovrà fare i conti con il pesante restauro eseguito da Mauro Pellicioli nel 1934, secondo le metodiche del tempo, che ha posto le premesse per i problemi attuali. Per rimediare le naturali deformazioni e la presenza di alcune spaccature nel tavolato, il restauratore aveva tolto l’originale sistema di sostegno (un telaio perimetrale con traversa centrale, ancorato con chiodi dalla larga testa imprigionati al di sotto del colore), raddrizzando poi le tavole tramite incisioni parallelle, inserimenti di cunei di legno duro ed assottigliamento dell’insieme. Purtroppo le tavole, diminuite della loro massa, scambiano ancora più rapidamente umidità con l’ambiente, accentuando la tendenza alla variazione dimensionale e alla deformazione, fenomeno che contrasta con la rigidità della nuova struttura apposta del Pellicioli sul retro dell’opera. Si vengono così a creare delle forti tensioni interne che causano sollevamenti e cadute di colore. Fortunatamente nella Pala di San Zeno il Mantegna ha impiegato negli strati della preparazione anche la tela, che riesce a funzionare da parziale isolante tra la pellicola pittorica e il supporto ligneo. Nonostante questo, l’esame a luce radente ha messo in evidenza una superficie pittorica deformata con alcuni sollevamenti di colore, già a livello di bolla, che rischiano di cadere se non adeguatamente trattati. L’intervento su questo piano si orienterà verso un controllo più flessibile del tavolato, per mezzo della sostituzione delle traverse, rendendo il tutto meno rigido per assecondare così i naturali movimenti del supporto.

Sul fronte della pellicola pittorica, l’Opificio interverrà rivedendo accuratamente la superficie del dipinto per risolvere i punti di maggiore debolezza dell’adesione del colore e di alterazione dei vecchi ritocchi, procedendo con molta gradualità e cautela, senza una “decisa” pulitura, di cui l’opera non ha attualmente necessità. Parallelamente andrà avanti il restauro della complessa cornice lignea, che presenta numerosissime cadute, distacchi e sollevamenti della doratura, parti mediocremente rifatte e trattate ad imitazione dell’oro, oltre ad un indebolimento particolarmente grave in alcune parti, dovuto principalmente agli attacchi degli insetti xilofagi. (estratto del comunicato stampa a cura di Ambra Nepi Comunicazione, Firenze)

foto per cortesia della stessa Ambra Nepi Comunicazione;  le foto prodotte in occasione dell'annunciato restauro sono di Sergio Cipriani e Annette Keller, diritti riservati
alcune opere citate nel testo sono linkate su Wikipedia ovvero sul sito ufficiale del Louvre

il Mantegna a Padova

Niccolò in San Zeno

 

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