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SCHEDA

MANTEGNA  A  PADOVA


Mantegna, particolare "martirio S.Cristoforo" foto Franco L., 2005

Parlare dei lavori che Andrea Mantegna (1431- 1506) effettuò a Padova è, per diversi aspetti, uno degli argomenti più dolorosi della storia dell'arte: infatti nel marzo 1944 l'antica chiesa degli Eremitani fu duramente bombardata e degli affreschi realizzati- in buona parte nella cappella Ovetari - dal grande artista sono rimasti visibili solo alcuni interessanti frammenti (martirio e trasporto di S.Cristoforo, Assunzione della Vergine e poco altro).

Sorte analoga subirono diversi affreschi dei colleghi Nicolò Pizzolo (1421-1453, ), Giovanni d' Alemagna, Antonio Vivarini, Bono da Ferrara, Ansuino da Ferrara.

Di quello che c'era è rimasta comunque una discreta documentazione fotografica ed ovviamente c'è anche la speranza che le tecniche di restauro, sempre più raffinate, consentano di ripristinare quanto possibile.  

Nella chiesa degli Eremitani il Mantegna era arrivato negli anni 1448-1450, dopo aver operato anche nella basilica di S.Antonio e nelle chiesa di S.Sofia. Inizialmente si affiancava al collega Pizzolo che, come lui, aveva frequentato la bottega di Francesco Squarcione (*) ed aveva ammirato le opere di Donatello (vedasi monumento al Gattamelata e l'altare a S.Antonio nella città veneta). Probabilmente entrambi gli artisti erano poi influenzati da affreschi, a noi contemporanei completamente ignoti, realizzati a Padova da Paolo Uccello intorno al 1445 (I Giganti in Palazzo Vitaliani, persi da moltissimo tempo).

Circa l'influenza su Andrea Mantegna di questi "giganti" di Paolo Uccello, il Vasari fa riferimento alla  corrispondenza fra Girolamo Campagnola e Leonico Tomeo, ma non essendo noti i dipinti di Palazzo Vitaliani si possono solo fare congetture.

Tuttavia Pizzolo, che era stato aiutante di Donatello ed aveva anche realizzato una pala di terracotta nella stessa chiesa degli Eremitani, morì nel 1453 lasciandogli buona parte del lavoro previsto. Infatti, poco prima, era morto anche il D'Alemagna ed il Vivarini aveva lasciato.

In questi affreschi,  oltre all'ambientazione classicheggiante, il grande artista fece particolare attenzione agli atteggiamenti drammatici dei personaggi, agli effetti luminosi delle composizioni, alle precisioni della prospettiva.

In quel periodo padovano il Mantegna, che nel frattempo era diventato genero di Iacopo Bellini (1400-1470) e cognato di Giovanni(1430-1516) e Gentile (1429-1507) Bellini, realizzò altre numerose opere ma la frequentazione di artisti tanto affermati nell'uso dei colori ovviamente ebbe delle conseguenze.

A proposito dei rapporti fra Mantegna e Giovanni Bellini, alcuni storici dell'arte (esempio i Murray)  hanno  evidenziato che " i due artisti subirono il reciproco influsso: tramite il Bellini si diffuse a Venezia il classicismo e l'interesse per gli effetti illusionistici, in una versione tuttavia addolcita e umanizzata" 

Nel 1459 il grande Mantegna, come a tutti noto, si trasferirì infine a Mantova iniziando una nuova fase della sua vita artistica e realizzando, fra l'altro, la celeberrima  Camera degli Sposi e tante altre opere in taluni casi in molti musei del mondo.

Sul Mantegna, ricordato come uno dei principali artisti anche dall'Ariosto, il Vasari concluse "...mostrò costui con miglior modo, come nella pittura si potesse fare gli scorti delle figure al di sotto in sù, il che fu certo invenzione difficile e capricciosa: e si dilettò ancora...d'intagliare in rame le stampe delle figure, che è commodità veramente singularissima...."

Di seguito una delle opere del Mantegna esposte in occasione della  mostra a Padova per il 500° anniversario della morte dell'artista (link di riferimento: andreamantegna2006.it ) . Per la circostanza sarà anche visibile una pittura su pergamena che un noto studioso ha attribuito almeno parzialmente alla mano di Andrea Mantegna : La madonna della tenerezza ".  

 a.p.


Madonna Bambino addormentato, ufficio stampa mostra PD

(*) Francesco Squarcione (1397-1474) era un personaggio singolare della Padova dell'epoca ; collezionista ed antiquario, allestì presto una bottega di artisti dove si producevano anche libri e miniature . E' documentato che nel 1433 il personaggio ricevette un pagamento per un lavoro- una Madonna- di Mantegna e che nel 1442 Andrea fu iscritto alla corporazione come "figlioccio" di Squarcione. Su tale capobottega  scrive il Chastel " La bottega di questo padovano dell'immaginazione quasi "surrealista" stimolata dal Romanticismo dell'antichità, forma tutto un gruppo di giovani artisti appassionati della grandezza romana, fanatici per l'archeologia ed abilissimi nell'ornare le loro composizioni con stele, iscrizioni, stemmi".  Circa i rapporti di questo personaggio con il Mantegna va citato quanto racconta il Vasari a proposito della parentela dell'artista con i noti pittori della famiglia  Bellini: "..lo Squarcione si sdegnò di maniera con Andrea che furono poi sempre inimici ; e quanto lo Squarcione per l'adietro aveva sempre lodate le cose d'Andrea, altretanto da indi in poi le biasimò sempre publicamente. E sopra tutto biasimò senza rispetto le pitture che Andrea aveva fatte nella...cappella di S.Cristofano... "

 

link esterno: ricostruzione dipinti distrutti

 

 

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